Confindustria, colpiti al cuore: ogni settimana di blocco costa 13,5 miliardi

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La caduta del Pil italiano a causa dell’emergenza coronavirus sarà "enorme" nella prima metà del 2020. Il Centro Studi di Confindustria stima i danni economici provocati dell’epidemia, pari, in estrema e cruda sintesi, a una caduta cumulata del Pil "dei primi due trimestri del -10% circa".

Dopo la recessione la risalita sarà "lenta". Intanto nell’ipotesi di un "superamento della fase acuta dell'emergenza a fine maggio", la previsione per il Pil 2020 è di -6%. Il Covid "affossa" il Prodotto interno lordo e solo nel 2021 il Csc prevede un "parziale recupero", con un rimbalzo del +3,5%.

In ogni caso l'economia italiana "è colpita al cuore" dall’emergenza ecco perché bisogna "agire subito" e in modo massivo. Secondo gli economisti del Csc ogni settimana di ulteriore blocco delle attività produttive potrebbe arrivare a costare una percentuale ulteriore di Pil pari ad almeno lo 0,75%, cioè circa 13,5 miliardi di euro.

Di fronte a una "crisi sanitaria, sociale ed economica di queste proporzioni" bisogna innanzitutto "tutelare lavoratori, imprese e famiglie "con strategie e strumenti inediti e senza lesinare risorse". Solo così "la recessione attuale potrà non tramutarsi in una depressione economica prolungata". Di certo quando sarà il momento si dovranno muovere risorse rilevanti per "un piano di ripresa economica e sociale".

Confindustria spiega che "un'azione comune o almeno coordinata a livello europeo sarebbe ottimale" ma che "in assenza di questa possibilità, la risposta della politica economica nazionale dovrà essere comunque tempestiva ed efficace".

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