Alzano Lombardo e coronavirus: cosa è successo in ospedale? Ecco il parere dell'avvocato

Proviamo a inquadrare giuridicamente quanto avvenuto nell'ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo con l'avvocato Raffaele Bergaglio.

Ospedale Alzano Lombardo

Il caso dell'Ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo, dove si è registrata la prima vittima della Bergamasca per coronavirus, l'83enne Ernesto Ravelli, è da giorni al centro delle polemiche, anche per quello che può essere stato il ruolo della Regione Lombardia nel tenere aperto il Pronto Soccorso. Abbiamo approfondito l'argomento, cercando di inquadrare l'accaduto a livello giuridico, con l'avvocato penalista del Foro di Milano Raffaele Bergaglio (qui il suo sito web penalex.it).

Avvocato, proviamo a fare il punto su quanto avvenuto ad Alzano Lombardo anche alla luce di quello che si è visto attraverso i media negli ultimi giorni.

"Il servizio andato in onda il 27 marzo 2020 su “Chi l’ha visto” in relazione ai fatti verificatisi presso l’Ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo ha indotto i telespettatori ad ipotizzare una scelta consapevole e ponderata, che ha determinato i vertici ospedalieri a far chiudere e poco tempo dopo riaprire il nosocomio. Col senno di poi è più facile trarre conclusioni, ma è verosimilmente ipotizzare che il 22 e 23 febbraio, chi si è trovato ad assumere la decisione non immaginasse fino in fondo le conseguenze che ne sarebbero derivate sul piano epidemiologico. D’altra parte non si deve dimenticare che la scelta di chiudere una struttura ospedaliera è molto delicata anche sul piano delle ripercussioni sanitarie sul proprio bacino d’utenza (nel caso di specie la Val Seriana e le zone limitrofe) e sul sovraffollamento che tale decisione avrebbe indotto nelle strutture sanitarie contigue. La situazione venutasi a creare, merita comunque di essere analizzata sul piano giuridico. Qui non si tratta di approfittare dello stato di emergenza per criticare l’operato di medici che lottano in prima linea contro il virus, ai quali va tutta la nostra riconoscenza umana e professionale, bensì di analizzare una situazione, come quella apparentemente verificatasi presso l’ospedale di Alzano Lombardo, che potrebbe aver contribuito a decimare centinaia di persone, a partire dai medici della stessa struttura"

Forse per analizzare bene la situazione bisogna fare un passo indietro a quello che avveniva in Italia in quei giorni.

"Vale la pena di ricordare che negli stessi giorni aleggiavano iniziative a sfondo economico, lanciate dai massimi esponenti di alcuni enti territoriali, che hanno favorito grandi assembramenti di persone nel capoluogo bergamasco e non solo. Ai fini dell’accertamento di eventuali responsabilità penali, bisogna considerare che il 23 febbraio scorso il pericolo legato alla diffusione del Coronavirus era già noto. I fatti di Wuhan avevano fatto il giro del mondo. Il 30 gennaio erano stati accertati i primi due casi (ufficiali) in Italia relativi ai due turisti cinesi ricoverati in isolamento all'Ospedale Spallanzani. Il 31 gennaio il Consiglio dei ministri, vista la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica dell'Organizzazione mondiale della sanità e le sue raccomandazioni alla comunità internazionale circa la necessità di applicare misure adeguate, decretava lo stato d'emergenza per il rischio sanitario legato al Coronavirus, stanziando contestualmente 5 ml. di Euro. Sembrerebbe pertanto da escludere che i vertici della struttura ospedaliera di Alzano Lombardo non fossero a conoscenza dei rischi connessi all’epidemia in atto (successivamente dichiarata pandemia)"

Dal punto di vista giuridico questo cosa può significare?

"In un contesto siffatto potrebbero configurarsi vari reati, tutti di notevole gravità, fermo restando che spetterà alla magistratura delinearne i contorni, nell’ambito di un fenomeno inconsueto, carente di precedenti giudiziari relativi a casi analoghi, in grado di agevolare l’inquadramento giuridico della questione. Da più parti si è invocato il reato di epidemia, previsto dall’art. 438 del Codice penale e, nella forma colposa, dall’art. 452, benché la contestazione di questo delitto non sia affatto scontata nel caso concreto. Infatti, la giurisprudenza, enucleando gli elementi necessari per la configurazione del reato di epidemia (dolosa o colposa), ha circoscritto l’ambito di applicazione della norma"

Ci può spiegare meglio il reato di epidemia?

"Secondo una recente pronuncia della Cassazione (Sez. I, 30/10/2019, n. 48014) 'in tema di epidemia, l'evento tipico del reato consiste in una malattia contagiosa che, per la sua spiccata diffusività, si presenta in grado di infettare, nel medesimo tempo e nello stesso luogo, una moltitudine di destinatari, recando con sé, in ragione della capacità di ulteriore espansione e di agevole propagazione, il pericolo di contaminare una porzione ancor più vasta di popolazione; ne consegue che le forme di contagio per contatto fisico tra agente e vittima, sebbene di per sé non estranee alla nozione di 'diffusione di agenti patogeni' di cui all' art. 438 c.p., non costituiscono, di regola, antecedenti causali di detto fenomeno'. La sentenza citata, infatti, riguardava 'la condotta dell'imputato che aveva consapevolmente trasmesso il virus dell'HIV, da cui era affetto, ad una trentina di donne con le quali avuto rapporti sessuali non protetti nel corso di un periodo di nove anni, rilevando come il numero cospicuo, ma non ingente, delle stesse e l'ampiezza dell'arco temporale in cui si era verificato il contagio, unitamente al numero altrettanto cospicuo di donne che, pur congiuntesi senza protezione con l'imputato, non era rimasto infettato, deponesse per il difetto della connotazione fondamentale del fenomeno epidemico della facile trasmissibilità della malattia ad un numero potenzialmente sempre più elevato di persone'. La verità è che il reato di epidemia è espresso in modo assai sintetico, limitandosi l’art. 438 c.p. a punire 'chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni'. La giurisprudenza ha pertanto interpretato la norma, richiedendo ai fini della configurabilità del delitto la capacità di infettare, nel medesimo tempo e nello stesso luogo, una moltitudine di persone. Tale requisito, secondo i giudici della Cassazione, mancherebbe nel portatore di HIV che intrattenga rapporti sessuali non protetti con altri individui, laddove queste condotte siano spalmate negli anni"

E in relazione al caso di Alzano Lombardo?

"Si potrebbe ritenere che presso l’Ospedale Pesenti Fenaroli, intorno al 22 febbraio, si sia verificata una situazione ben diversa da quella che ha mandato assolto il portatore di HIV, essendosi ivi rilevato il Covid-19, vale a dire una malattia contagiosa in grado di infettare contemporaneamente e nello stesso luogo un numero indeterminato di persone, come poi, purtroppo, è tristemente accaduto. Questo elemento, però, non basta al fine della configurabilità del reato a carico degli esponenti sanitari, perché la norma richiede ulteriori presupposti. È necessario, infatti, che l’epidemia venga cagionata mediante la diffusione di germi patogeni. Di conseguenza, secondo l’opinione prevalente, si richiede una condotta attiva a forma vincolata, vale a dire un’azione che cagioni l’epidemia, per giunta non in qualunque modo, bensì 'mediante la diffusione di germi patogeni'. Secondo una diversa lettura, ila condotta sarebbe a forma libera, attiva od omissiva, essendo vincolato solo il mezzo della diffusione dalle specifiche caratteristiche dell'evento morboso. Tuttavia le parole delle legge penale dovrebbero essere interpretate come scolpite nella pietra, proprio per garantire al cittadino cui venga contestato un reato un’applicazione restrittiva della sanzione punitiva, che non vada oltre il significato autentico delle parole dettate dal legislatore. In questa prospettiva sorgono i primi dubbi circa la sussistenza di una condotta attiva da parte dei sanitari di Alzano, atteso che quello che si potrebbe rimproverare a costoro è soprattutto il fatto di non essersi attivati di fronte al primo caso di Covid-19, adottando ogni opportuna misura per contenere la diffusione del virus (interna ed esterna al nosocomio), e di aver sottaciuto per un apprezzabile lasso di tempo lo stato delle cose, così agevolando la diffusione del virus. A voler essere precisi, nel caso si Alzano, si potrebbero rimproverare anche condotte attive, come la chiusura e la riapertura del Pronto Soccorso, che però non configurano direttamente una 'diffusione di germi patogeni', bensì comportamenti che al più hanno coadiuvato il diffondersi dell’epidemia. Infine, è banale rilevare che il codice penale richiede che il cagionamento dell’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni sia effettivamente posto in essere dal soggetto autore del delitto, mentre nel caso di Alzano Lombardo è del tutto pacifico che il Covid-19 preesisteva ai fatti del 22 e 23 febbraio, essendo stato importato dall’estero per poi diffondersi in Italia e altrove. Sul piano causale, pertanto, il cagionamento dell’epidemia non sarà facilmente imputabile ai sanitari di quella struttura ospedaliera non essendo essi coloro che hanno diffuso il virus"

E per quanto riguarda quello che abbiamo visto su Raitre?

"Qualora la sequenza dei fatti descritta da Chi l’ha visto? nella puntata del 27 marzo 2020 dovesse essere confermata, si potrebbe ipotizzare che i responsabili di determinate scelte, con le loro condotte attive od omissive, abbiano contribuito alla diffusione dei germi virali, tuttavia, per le ragioni anzidette, non sembra affatto scontato che essi possano essere considerati come coloro che hanno “cagionato” l’epidemia, benché possano averla aggravata. Ciò non toglie che la loro condotta possa assumere rilevanza penale sotto un altro punto di vista, essendo astrattamente possibile ipotizzare che la violazione delle regole dettate delle autorità nazionali e internazionali, specie in materia di attivazione del sistema di sorveglianza, prevenzione e trattamento dei casi sospetti di infezione, concretizzatasi nella riapertura del presidio ospedaliero, costituisca condotta idonea alla propalazione del contagio. Di conseguenza, in linea teorica, i soggetti ricoprenti una posizione di garanzia, che hanno assunto le decisioni riguardo ai fatti inerenti l’ospedale di Alzano o vi hanno contribuito mediante un proprio apporto causale (si pensi al direttore generale dell’azienda, al direttore sanitario, a quello amministrativo, nonché ai vari dirigenti dei servizi) in cooperazione con i vertici politici (espressi a livello regionale dall’Assessore alla Sanità e a livello nazionale dal Ministro della Salute), potrebbero essere chiamati a rispondere di lesioni ed omicidio plurimi, reati contestabili anche in chiave omissiva. Tale responsabilità potrebbe essere ascritta a titolo colposo (eventualmente aggravata dalla previsione dell’evento), o doloso, a seconda del grado di consapevolezza e di rappresentazione dell’autore delle condotte rispetto alle condizioni cliniche del paziente infetto presentatosi in ospedale e alla possibilità di diffusione del virus, avuto riguardo alle circostanze concrete"

Quale può essere stato il ruolo degli operatori sanitari dell'ospedale di Alzano Lombardo?

"Nel caso in esame è ragionevole presumere che vi fosse la consapevolezza degli operatori sanitari in ordine al tipo di virus di cui era affetto il paziente, che si era recato per la seconda volta presso la struttura, parimenti alla conoscenza della capacità diffusiva del Covid-19. Pertanto la condotta degli ipotetici autori del reato in questione potrebbe essere qualificata come omicidio colposo plurimo, aggravato dalla previsione dell’evento lesivo o mortale. In una prospettiva ancor più rigoristica vi è pure la possibilità che la condotta omicidiaria venga considerata sorretta dal dolo eventuale, ovvero da quell’approccio psicologico dell’autore, che si determini ad agire accettando consapevolmente il rischio della verificazione di un evento, nel caso di specie, lesivo o mortale in danno di moltissimi individui, pazienti e non, nel qual caso si configurerebbe il reato di omicidio volontario plurimo. Va detto che, anche in questo caso, l’accertamento delle responsabilità in sede penale non sarebbe affatto agevole, poiché, sul piano causale, si renderebbe necessario provare al di là di ogni ragionevole dubbio e, quindi, scientificamente, che il contagio di una o più persone (tra pazienti, medici, visitatori e persone che hanno avuto contatti con costoro) sia avvenuto proprio in ragione della omissione delle dovute cautele presso tale ospedale e non tramite contatto con altri soggetti positivi di cui la provincia di Bergamo era piena, il che è molto complesso. Vale la pena di ricordare che, in sede penale, la responsabilità amministrativa derivante da reato, prevista dal D.lgs. 231/2001, non è estensibile alle ATS o agli enti ospedalieri, contro i quali si potrà agire soltanto civilmente"

E dunque se agli operatori sanitari venisse contestato il reato di omicidio e lesioni plurime, cosa potrebbe succedere?

"Un’ipotetica contestazione del reato di omicidio e lesioni plurime potrebbe avere conseguenze diverse riguardo a quanto sarà eventualmente stabilito nello scudo penale, di cui si parla da giorni, il quale potrebbe essere approvato dal governo. È probabile che le condotte dolose e quelle gravemente colpose rimangano all’esterno di tale scudo nella misura in cui si tratti di macroscopiche e ingiustificate violazioni dei principi basilari che regolano la professione sanitaria o dei protocolli o programmi emergenziali. Provando a guardare molto più lontano, appare anche plausibile un futuro provvedimento di amnistia o di indulto, quale provvedimento generalizzato di clemenza dello Stato rispetto a fatti verificatisi nel contesto di una situazione eccezionale sotto vari profili"

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