Ministra Bellanova: "È ora di regolarizzare 600mila clandestini"

La ministra dell'Agricoltura ha scritto un editoriale sul Foglio.

Teresa Bellanova

La ministra dell'Agricoltura Teresa Bellanova, attraverso le pagine de "Il Foglio" ha risposto alla domanda di Carlo Stagnaro e Luciano Capone sulla regolarizzazione di 600mila clandestini per far ripartire l'economia italiana. L'esponente di Italia Viva ha scritto:

"O siamo noi, la politica, chi governa, a farci carico fino in fondo delle contraddizioni che il reale ci impone sotto gli occhi, o se en farà carico qualcun altro: la criminalità. Le finite zone grigie che alimentano la lunga serie di malfunzionamenti in questo Paese nascono da qui. Alimentarle è gioco perverso a cui mettere fine. Ed è esattamente questo che una politica riformista ha il compito di fare"

Poi ha spiegato che la regolarizzazione dei clandestini è necessaria per rispondere a due urgenze, la prima:

"Prevenire l'emergenza umanitaria che può determinarsi negli insediamenti informali affollati di persone che in questo momento non lavorano o lo fanno nella più totale invisibilità, sono a rischio fame, abbandonati a se stessi e in balìa della minaccia da virus"

La seconda è:

"Fronteggiare l'urgenza, determinata dall'assenza di manodopera, che sta investendo in modo pesantissimo l'agricoltura del nostro Paese e che mette a repentaglio prodotti, lavoro, investimenti, cibo. Che rischia di mandare in enorme sofferenza le nostre aziende agricole e che nelle prossime settimane, quando saranno arrivati a maturazione molti raccolti, può determinare l'irreparabile"

La ministra poi ha aggiunto, a proposito di quest'ultimo punto:

"Mentre la filiera alimentare è impegnata con enormi sforzi a garantire cibo al Paese, non si può allo stesso tempo lasciare marcire i prodotti nei campi e fare i conti con l'emergenza alimentare che sta investendo parti sempre più ampie della popolazione. Se una contraddizione è possibile, tre sono insopportabili. La via maestra l'abbiamo tracciata e stiamo lavorando per metterla in atto: incrociare, in modo legale e trasparente, domanda e offerta di manodopera agricola. Vale per tutti, lavoratori italiani e stranieri"

La ministra ha poi chiarito che in nessun modo pensa di escludere la manodopera italiana e che bisogna guardare all'agricoltura come a un'opportunità:

"I numeri parlano chiaro: in Italia, la manodopera straniera regolare in agricoltura conta circa 400 mila unità; da dieci anni gli italiani calano e gli stranieri aumentano; moltissimi proprio a causa dell'emergenza sono tornati nei Paesi di origine; oggi siamo alle prese con un vuoto che si aggira intorno alle 350 mila unità e con la necessità di competenze"

Bellanova poi conclude:

"Il caporalato non è un modo alternativo di erogare servizi necessari, è mafia. Che anche attraverso la fornitura di manodopera a condizioni inumane tenta di entrare nel controllo delle aziende ricattandole, a maggior ragione se sono meno solide e se la risposta pubblica non è chiara e veloce. Senza soluzioni legali si espongono le imprese al ricatto di chi fornisce braccia e servizi. Mettere fine ai ghetti, alla clandestinità, all'illegalità, alla concorrenza sleale che incrina la nostra reputazione nello scenario internazionale, significa attestarsi su una risposta di civiltà e su soluzioni strutturali, quelle necessarie al Paese e alla sua economia. Il primato della politica è il nostro compito"

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