Fase 2, Lombardia e Veneto: "Riapertura prima del 4 maggio se ci sono le condizioni"


Le Regioni del Nord Italia, tra le più colpite del Paese nella prima fase dell'epidemia di coronavirus COVID-19, hanno fretta di riaprire. Il governatore del Veneto Luca Zaia, lo stesso che poche settimane fa chiedeva che le provincie del Veneto fossero escluse dalla nuova zona rossa salvo poi chiedere a gran voce misure più restrittive, punta ad una riapertura totale anche prima del 4 maggio prossimo, la nuova scadenza fissata dal governo su consiglio del comitato tecnico scientifico.

La situazione è questa e anche lo stesso premier Conte, nel discorso in cui annunciò il prolungamento delle misure restrittive fino al 3 maggio 2020, aveva anticipato una possibile riapertura graduale anche prima di quella data, pur consapevole di come gli italiani potrebbero reagire al ponte del 25 aprile o del 1° maggio.

Ora, però, dal Nord del Paese si intensificano le richieste di una riapertura il più veloce possibile, anche in Lombardia dove la situazione di emergenza è tutt'altro che risolta. E se il Presidente della Lombardia Attilio Fontana ha illustrato le proprie idee per una riapertura graduale - "Scaglionare il lavoro magari su 7 giorni anziché su 5, con orari di inizio diversi per evitare l'utilizzo eccessivo dei mezzi pubblici in determinate fasce" - il governatore del Veneto Zaia è ancora più categorico:

Se ci sono i presupposti di natura sanitaria dal mondo scientifico, dal 4 maggio o anche prima si può aprire con tutto. Dal 4 maggio dobbiamo essere tutti pronti con dispositivi, regole, ovviamente negoziati con il mondo delle parti sociali e quello dei datori di lavoro. A me risulta che questo lavoro si stia facendo a livello nazionale con questa prospettiva. Non escludo che alcune attività possono essere anche messe in una griglia di partenza, magari, un pò prima.

E, ancora:

Bisogna decidere se restare chiusi e morire nel tempo in attesa che il virus se ne vada, oppure imparare a convivere con il Covid. Tutte le esperienze, Wuhan compreso, hanno deciso di riaprire.

Ed è esattamente quello che sta facendo il governo in questi giorni, affiancato dalla nuova task force il cui lavoro è proprio quello di programmare la cosiddetta fase 2. La differenza tra il modus operandi del governo e quello dei governatori già citati, è la discrezione con cui si sta lavorando allo stesso obiettivo.

Se da un lato si criticano le varie fughe di notizie da ambienti di governo perché potrebbero scatenare il panico o creare confusione, dall'altro lato bisogna anche rispettare il silenzio di questi giorni dei componenti della task force. La deadline è chiara: 4 maggio 2020. A cosa servirebbero dichiarazioni e aggiornamenti costanti sul lavoro in corso? Questi sì, in attesa di un piano ben delineato e comunicato in modo ufficiale, che rischierebbero di destabilizzare i cittadini e creare confusione.

Se non si trascorrono numerose ore al giorno rilasciando dichiarazioni e annunciando ipotesi allo studio, come invece accade con certi governatori locali, è perché si vuole evitare di diffondere anticipazioni che, dopo attente analisi, potrebbero rivelarsi non veritiere. Alzare la voce e pretendere risposte impossibili da dare in questa fase non può che creare ancora più danni. Ma si sa, la fame di consensi non è mai sazia e pur di conquistare le prime pagine dei quotidiani e restare impressi nella mente dei potenziali futuri elettori si rischia di perdere il senso del quadro generale.

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