Veneto, Zaia: "Non mettiamo a rischio la salute per il dio denaro"

Governatore del Veneto Luca Zaia - Coronavirus

Il governatore del Veneto Luca Zaia continua ad apparire un po' confuso sull'immediato futuro. Dopo aver gridato per giorni di volere una riapertura dell'Italia quanto prima, anche se possibile in anticipo rispetto alla data attualmente fissata dal governo, il 4 maggio 2020, oggi sembra essersi reso conto del messaggio sbagliato trapelato dai quei ripetuti appelli al governo.

La salute dei cittadini deve venire prima di tutto il resto. È vero, Zaia lo ha sempre sottolineato in questi giorni di duri appelli alla riapertura, ma la fretta di riaprire tutto resta condizionata alla valutazione che stanno facendo in questi giorni le autorità sanitarie, anche e soprattutto in Regioni come la Lombardia e il Veneto in cui i casi di positività al COVID-19 sono ancora nell'ordine delle migliaia.

Oggi, nella consueta conferenza stampa, Zaia ha voluto sottolineare che, nonostante sia ancora a favore di una riapertura il prima possibile, sta comunque mettendo la salute dei cittadini al primo posto:

Non siamo degli irresponsabili ma diciamo che l'apertura più che una 'fase 2' è la fase di convivenza con il virus che è esattamente quello che hanno fatto tutte le comunità che ci sono passate prima di noi. [...] Che non passi l'idea che mettiamo a rischio la salute per il 'dio denaro', se la comunità scientifica dice che non si può aprire non si apre, poi ognuno si prenderà le proprie responsabilità. Una forma di equilibrio però dobbiamo trovarla.

Le dichiarazioni di Zaia, però, continuano a contraddirsi. Il suo messaggio è oramai chiaro, anche se ogni giorno non fa che ribadirlo: bisogna riaprire l'Italia quanto prima, ma solo se le autorità sanitarie saranno d'accordo.

Qualcuno dice che si potrebbe attendere ancora un po' per la riapertura, ma non è che se attendiamo una settimana, due o tre, o più il virus se ne va.

No, attendere ancora un po' per la riapertura non significa attendere che il virus se ne vada - per quello bisognerà attendere un vaccino e la sua distribuzione su scala mondiale e questo potrebbe richiedere molti mesi - ma attendere che l'emergenza sia meno significativa. Solo ieri in Lombardia si contavano più di 34mila casi positivi, mentre in Veneto il numero fa fatica a scendere sotto i 10mila. In altre Regioni, invece, la situazione è decisamente migliorata: 215 casi totali in Molise, 247 in Basilicata o 844 in Calabria.

Curioso, quindi, che siano proprio le Regioni ancora più duramente colpite dall'epidemia a gridare a favore di una riapertura il prima possibile, col rischio che anche chi è positivo possa rimettersi in giro e dare il via alla seconda ondata di contagi. Zaia ha ragione su una cosa:

Questa è la fase di convivenza con tutti i rischi che ha una fase di convivenza. In sintesi si potrebbe dire: continuiamo a tenere la guardia alta, e lo slogan potrebbe essere 'attenti che la morte è dietro l'angolo', per questo bisognerà continuare a rispettare le regole, e prima di tutto l'uso della mascherina.

Mancano ancora due settimane alla possibile riapertura paventata dal governo di Giuseppe Conte e la situazione potrà migliorare molto in questi giorni, ma affrettare i tempi, soprattutto là dove i casi sono ancora così tanti, potrebbe portare ad una ricaduta difficile da affrontare.

Zaia sembra averlo in parte capito, ma puntualmente ogni giorno continua ad affermare le stesse cose, come un disco rotto che punta a fare pressioni sul governo di Giuseppe Conte quando è chiaro ormai a tutti che ogni decisione dovrà essere presa sulla base delle valutazioni del comitato tecnico scientifico, non perché c'è qualcuno che urla affinché si riapra tutto.

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