Fase 2 e app "Immuni". PD, Forza Italia e Lega: "Serve una legge"

La fase 2 sta per iniziare anche in Italia, ma ci aspettano mesi e mesi di lunga convivenza col coronavirus COVID-19 e tra gli strumenti che verranno dati ai cittadini per proteggersi e limitare il più possibile la propagazione dei contagi c'è anche l'applicazione mobile per il contact tracing, "Immuni", ormai in dirittura d'arrivo.

I cittadini saranno invitati ad utilizzare l'app Immuni, ma affinché l'applicazione si riveli efficace è necessario che almeno il 70% della popolazione italiana si convinca ad installarla ed utilizzarla. Non si può obbligare nessuno al suo utilizzo, ma si possono offrire più rassicurazioni possibili sul rispetto assoluto della privacy di chi deciderà di utilizzarla.

Il Partito Democratico e Forza Italia sono già d'accordo sul fatto che sarà necessaria una decisione del Parlamento sull'utilizzo dell'applicazione Immuni. Graziano Delrio, capogruppo del PD alla Camera, ha dichiarato:

È importante che si stia procedendo con la scelta del contact tracing come parte della strategia per condurre in sicurezza la fase 2, ma è necessario che la materia venga esaminata dalle Camere, come già richiesto dalla Commissione Trasporti di Montecitorio, nell'auspicio di giungere a una norma condivisa. Vanno assicurati la proprietà e la gestione pubblica dei dati e l'assenza di discriminazioni fra cittadini nel pieno rispetto della privacy.

È dello stesso parere anche la senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena: "Urge un confronto serio in Parlamento sulla libertà e tutela della privacy, l'utilizzo dell'app non può cadere sulle nostre teste per circolari e decreti una semplice ordinanza che il commissario per l'emergenza Covid, Domenico Arcuri, ha firmato qualche giorno fa".

È inevitabilmente necessario che l'utilizzo dell'applicazione sia affiancato da uno stretto coordinamento col sistema sanitario nazionale, anche perché nella configurazione attuale dovranno essere gli utenti ad segnalare tramite l'app di essere positivi al COVID-19, così da inviare una segnalazione anonima a tutti gli utenti che usano l'app con cui si è entrati in contatto nelle ultime due settimane, il tempo di incubazione del virus.

Ad oggi, infatti, il funzionamento dell'app è molto semplice e la privacy dei cittadini non sembra a rischio: l'applicazione non traccerà gli spostamenti degli utenti, ma sfrutterà la tecnologia Bluetooth per far scambiare agli smartphone che si trovano in una determinata area limitata - uno o dei metri di distanza - un codice univoco che servirà per inviare la comunicazione a quei dispositivi nel caso in cui uno degli utilizzatori dell'app risultasse positivo.

Per questo serve un coinvolgimento diretto del sistema sanitario nazionale, anche perchè la positività dei cittadini al COVID-19 è compito delle strutture sanitarie. E una volta che sarà accertata la positività di un singolo cittadino, chi darà la certezza che quel cittadino indicherà nell'app di essere risultato positivo al COVID-19 così da avvisare, sempre in modo anonimo e senza indicazioni di luogo, tutti gli altri cittadini entrati in contatto con lui?

Se, inoltre, si deciderà di rendere più liberi gli spostamenti per gli utilizzatori dell'app rispetto a chi preferirà non scaricarla e usarla, serve un intervento del Parlamento. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, intanto, sta già svolgendo una serie di accertamenti sull'applicazione in questione, ma il tempo stringe e se l'idea è quella di lanciare l'app in concomitanza con l'avvio della fase 2 è necessario accelerare i tempi.

Anche il leader della Lega Matteo Salvini, intanto, si è unito al coro di chi giustamente chiede che sia il Parlamento ad esprimersi sul delicato tema in oggetto:

Chi gestisce i dati raccolti, dove vengono conservati e per quanto e di chi è la proprietà dei dati? Garantire la protezione di diritti e dati privati degli Italiani per la Lega è fondamentale, la strada scelta dal governo è pericolosa. La nostra libertà non è in vendita.

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