Coronavirus e Rsa, Oms: "La metà dei morti in Europa era nelle case di cura"

In conferenza stampa oggi ha parlato Hans Kluge, direttore regionale dell'Oms per l'Europa.

Roberto Speranza con Hans Kluge - OMS

Il direttore regionale per l'Europa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità Hans Kluge ha tenuto oggi una conferenza stampa virtuale nella quale si è soffermato sul ruolo che, purtroppo, stanno avendo le residente sanitarie assistenziali (Rsa) in questa pandemia da coronavirus. Kluge ha detto:

"Vorrei parlare del quadro profondamente preoccupante che sta emergendo nelle strutture di assistenza a lungo termine nella Regione europea e nel mondo nelle ultime settimane. Secondo le stime europee, fino alla metà dei decessi avvenuti per Covid-19 si è registrata in questi luoghi. Questa è una tragedia umana inimmaginabile"

E poi ha spiegato più approfonditamente:

"Vorrei dire ai molti che stanno vivendo questa perdita, che i miei pensieri sono con loro. L'età avanzata dei pazienti, le loro condizioni di salute di base, i problemi cognitivi nella comprensione e nel seguire i consigli di sanità e di igiene dovuti a disabilità intellettiva o a demenza, sono tutti fattori che mettono queste persone a maggior rischio. In più, a molti è impedito di ricevere visite da familiari e amici e a volte sono oggetto di minacce, abusi e abbandono. Ugualmente preoccupante è il modo in cui operano tali strutture di cura, il modo in cui i pazienti ricevono assistenza, che sta fornendo percorsi per la diffusione del virus. È importante ricordare che anche le persone molto anziane e fragili, affette da molteplici malattie croniche hanno buone possibilità di guarigione se vengono ben curate"

In Italia, secondo i dati dell'Istituto Superiore della Sanità, dal 1° febbraio al 14 aprile 2020 sono morti 6.773 anziani residenti nelle Rsa e di questi il 40,2% (2.724) è deceduto a causa del coronavirus o per manifestazioni simil-influenzali che potrebbero comunque essere Covid-19.

"Lavorare tra un'ondata e l'altra per rafforzare il sistema"

In seguito Kluge si è anche espresso sulla cosiddetta "fase 2" della lotta al coronavirus e ha sottolineato che il ritorno alla normalità dovrà essere necessariamente graduale e che occorrerà tenere conto delle linee guida che l'Oms ha già presentato venerdì scorso a tutti i ministri della Salute. Poi Kluge ha aggiunto:

"Ogni segnale che ci indica che il virus viene controllato, gestito, mitigato è un buon segnale. Tuttavia, il mio messaggio oggi rimane quello di avere cautela. La compiacenza potrebbe essere il nostro peggior nemico in questo momento. Non possiamo permetterci di credere di essere al sicuro e protetti: eventuali misure per allentare le regole di distanziamento sociale e fisico devono essere attentamente valutate e attuate gradualmente. Anche i cittadini devono comprendere i rischi intrinseci nel momento in cui i governi, comprensibilmente, cercano di abbassare la pressione che si sta accumulando nelle società per la preoccupazione per le nostre rispettive economie"

Kluge però ha anche tenuto a evidenziare che non siamo ancora usciti dall'emergenza e che quello che serve ora è una nuova normalità, inoltre ha detto:

"Non esiste una strada veloce per avere una nuova normalità. La domanda non è se ci sarà una seconda ondata, la domanda è se impareremo dalla lezione che abbiamo avuto finora, e cioè quella che bisogna lavorare tra un'ondata e l'altra per rafforzare la risposta dei sistemi pensando agli scenari peggiori"

Infine ha rivolto un appello a tutti i Paesi:

"Chiedo a tutti i Paesi di mantenersi saldi sulle strategie che sappiamo funzionare contro questo virus - identificazione, isolamento, test, tracciamento dei contatti e quarantena - monitorando costantemente l'efficacia delle misure in vigore"

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