Fase 2, la CEI contro il governo: "Compromessa libertà di culto"

Il cardinale Gualtiero Bassetti

La Conferenza Episcopale Italiana non ha accolto di buon grado il DPCM del 26 aprile 2020, quello che getta le basi per la cosiddetta fase 2, il lungo periodo di convivenza col coronavirus COVID-19. Il motivo è presto detto: il testo non dà il via libera alla celebrazione delle messe, tutt'altro che prioritarie in una fase di assoluta emergenza come quella che sta vivendo l'Italia in questo momento.

Il nuovo decreto permetterà la celebrazione dei funerali per un numero ristretto di congiunti del defunto e nel pieno rispetto del distanziamento sociale. Per la CEI, però, non è abbastanza. E ieri sera, pochi minuti dopo l'annuncio del premier Conte, è arrivato il duro attacco dei vescovi:

I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale.

I vescovi, però, non potranno far altro che accettare la decisione del governo Conte, presa sulla base delle indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico che ha certamente più esperienza e conoscenza dello stato attuale dell'epidemia rispetto alla CEI. E, come milioni di italiani non potranno far altro che adeguarsi alle disposizioni, lo stesso dovranno fare i vescovi e la Chiesa tutta.

La CEI, nella nota diffusa in serata, cita le parole del Ministro dell'Interno del 23 aprile scorso e aveva preso per certa la possibilità apertura di Lamorgese alla ripresa del culto. Così, però, non è stato perchè evidentemente il comitato tecnico scientifico è stato di diverso avviso, considerando anche l'età media dei fedeli che puntualmente si recano in Chiesa.

Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità - dare indicazioni precise di carattere sanitario - e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia.

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