COVID-19, il rapporto del comitato tecnico scientifico dà ragione al governo

Nelle stesse ore in cui Lega e Fratelli d'Italia, ma anche Matteo Renzi, tuonano contro la decisione del governo di Giuseppe Conte di optare per un approccio cauto per l'avvio della Fase 2, rimandando al 18 maggio 2020 la maggior riapertura del Paese, è stato diffuso il lungo e dettagliato rapporto del comitato tecnico scientifico sul quale si è basata la decisione del governo.

Gli esperti hanno ipotizzato una serie di scenari e sono giunti a conclusioni molto precise:


  • la riapertura delle scuole aumenterebbe in modo significativo il rischio di ottenere una nuova grande ondata epidemica con conseguenza potenzialmente molto critiche sulla tenuta del sistema sanitario nazionale;

  • per tutti gli scenari di riapertura in cui si prevede un aumento dei contatti in comunità, la trasmissibilità supera la soglia epidemica, innescando quindi una nuova ondata epidemica;

  • nella maggior parte degli scenari di riapertura dei soli settori professionali (in presenza di scuole chiuse), anche qualora la trasmissibilità superi la soglia epidemica, il numero atteso di terapie intensive al picco risulterebbe comunque inferiore alla attuale disponibilità di posti letto a livello nazionale (circa 9000).

  • Se l’adozione diffusa di dispositivi di protezione individuale riducesse la trasmissibilità del 15%, gli scenari di riapertura del settore commerciali alla comunità potrebbe permettere un contenimento sotto la soglia epidemica solo riuscendo a limitare la trasmissione in comunità negli over 60 anni.

  • Se l’adozione diffusa di dispositivi di protezione individuale riducesse la trasmissibilità del 25%, gli scenari di riapertura del settore commerciale e di quello della ristorazione alla comunità potrebbe permettere un contenimento sotto la soglia solo riuscendo a limitare la trasmissione in comunità negli over 65 anni.

Il comitato tecnico scientifico è molto chiaro: riaprire subito le scuole "innescherebbe una nuova e rapida crescita dell'epidemia" e "potrebbe portare allo sforamento del numero di posti letto in terapia intensiva attualmente disponibili a livello nazionale".

Una riapertura totale dell'Italia allo stato attuale dell'epidemia di COVID-19 nel nostro Paese richiederebbe almeno 151mila posti di terapia intensiva già nel mese di giugno e fino a 430.866 posti in terapia intensiva per la fine dell'anno.

Il comitato tecnico scientifico sostiene l'ipotesi effettivamente scelta dal governo di Giuseppe Conte, che non mette ovviamente al riparo dalla diffusione del coronavirus in Italia, ma "potrebbe permettere un contenimento riuscendo a limitare la trasmissione in comunità negli over 60 anni"

Gli esperti suggerivano anche di mantenere il divieto di fare attività motoria nei pressi delle proprie abitazioni, ma su questo punto il governo ha deciso di allentare un po'.

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