Zaia: "Il Veneto può riaprire tutto, ordinanza regionale in linea con Dpcm"

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Il governatore del Veneto, Luca Zaia, va avanti per la sua strada, sicuro che le ordinanze da lui emanate per la riapertura della regione "non sono in contrasto con il Dpcm ma vogliono portare un principio di buon senso e rispetto nei confronti del cittadino". Ieri il ministro delle Autonomie, Francesco Boccia, ha invitato le regioni a ritirare le ordinanze non in linea con il decreto della presidenza del Consiglio. Zaia replica sostanzialmente che "le battaglie legali non portano a nulla. Non facciamo ordinanze per cercare prove muscolari o per buttarla in politica. A me sembra che il ministro Boccia, in rappresentanza del Governo, abbia compreso le nostre volontà".

I rapporti, dunque, sembrano abbastanza distesi tra Roma e il Veneto, mentre rimane alta la tensione con la Calabria della governatrice Jole Santelli, che ha ribadito oggi di non voler ritirare la propria ordinanza che riapre bar e ristoranti. A farne le spese saranno i cittadini, poiché queste attività non sono considerate tra le uscite di casa consentite e ci sarà un’inevitabile escalation di sanzioni. Il Veneto, sottolinea al contrario Zaia, è sicuro che "per la quasi totalità delle misure oggetto di ordinanza ci sia la possibilità di dimostrare un allineamento col Dpcm per cui non le ritiriamo".

Zaia: "Obiettivo 50mila tamponi a giorno"

Del resto tra le due regioni, non ce ne vogliano i calabresi, c’è un abisso in termini di qualità del servizio sanitario e la risposta del Veneto al virus è stata encomiabile. Qualora ci fosse un focolaio importante in Calabria, invece, difficilmente la regione potrebbe rispondere in maniera altrettanto decisa. "Questa mattina - aggiunge il governatore Zaia - abbiamo fatto delle riunioni coi direttori generali e abbiamo discusso sulle linee guida nazionali. Noi abbiamo già depositato un piano che prevede di arrivare a 30mila tamponi al giorno che sarà operativo a settembre, prima della nuova ondata. Noi oggi possiamo farne circa 12mila al giorno e abbiamo deciso di acquistare altre 3 macchine (se le troviamo) per dotare anche gli Hub di Treviso, Vicenza e Venezia. Sono uguali a quelle che ci sono a Padova e che stanno arrivando a Verona, abbiamo l'obiettivo ambizioso di arrivare a 50mila tamponi".

Insomma, il Veneto sta predisponendo tutta una serie di protocolli e procedure per garantire la sicurezza di lavoratori e cittadini, cosa che invece non è avvenuta in Calabria, con una riapertura a dir poco selvaggia. "Da lunedì - insiste Zaia - saranno circa 1 milione i lavoratori che tornano al lavoro, siamo preoccupati per i minori che non hanno possibilità di essere assistiti. In questa Fase 2 fondamentale è la responsabilità. Il Veneto può aprire tutto. Il tema è capire che non è finita ma che stiamo convivendo con il virus. Bisogna stare attenti. Se cresceranno i parametri dovremo emanare altre ordinanze restrittive. Penso che andremo verso le riaperture differenziate. Ogni territorio ha caratteristiche diverse. Il Lockdown è finito il 10 aprile. Finora le aperture dei codici Ateco non hanno prodotto alcuna impennata dei contagi. Ora vedremo cosa succederà dopo il 4 maggio. Per i trasporti pubblici, probabilmente il carico di passeggeri sarà ridotto. Bisognerà lavorare sulla riduzione dell’orario di lavoro. Tutte le Regioni sono in difficoltà. Si punta molto sulle mascherine ben portate che secondo tanti medici limitano di molto le possibilità di contagio", conclude il governatore del Veneto.

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