Conte: "In modo diverso, ma in vacanza ci andremo"

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Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera. Il premier ha ribadito che non sarà un’estate di lockdown per gli italiani, anche se non saranno le solite vacanze. "Quest'estate non staremo al balcone - ribadisce il capo del governo giallorosso - e la bellezza dell'Italia non rimarrà in quarantena. Potremo andare al mare, in montagna, godere delle nostre città, anche se lo faremo in modo diverso, con regole e cautele. Attendiamo l'evoluzione del quadro epidemiologico per fornire indicazioni precise su date e programmazione".

"Saranno mesi molto difficili", ribadisce Conte, con il governo che è indietro un po’ su tutto. Dal bonus di aprile all’app Immuni, passando per tutte le altre misure promesse dal premier nelle passate settimane. "Avremo una brusca caduta del Pil e le conseguenze economiche saranno molto dolorose", insiste il presidente del Consiglio, che in merito alle risorse europee è sicuro: "Sulla nuova linea di credito del Mes sono arrivate parole chiare da parte dell'Eurogruppo. Ora attendiamo i regolamenti attuativi, poi valuteremo in Parlamento". La risposta dell’Europa non è però sufficiente, ribadendo la necessità del Recovery fund: "Le risorse del Mes, della Bei, del Sure da sole sono insufficienti. Stiamo in costante dialogo con la Commissione europea perché venga introdotto un Recovery fund di notevoli dimensioni", spiega, con risorse "anticipate attraverso un prestito ponte".

Conte: "Riaperture con differenziazioni geografiche"

I cittadini e le imprese attendono però risposte concrete e Conte in questo caso gira la patata bollente alle banche: "Con la garanzia di Stato ci attendiamo una brusca accelerazione. Le banche devono fare la loro parte". Infine, la risposta agli appelli fatti dalle Regioni: il virus non ha colpito ovunque allo stesso modo e ci sono inevitabilmente governatori sicuri di poter riaprire prima di altri. La linea del governo non cambia, "con le linee guida che ci permetteranno un controllo della curva epidemiologica, potremo permetterci anche differenziazioni geografiche", aggiunge il premier, ma "questo non significa procedere in ordine sparso e affidarci a iniziative avventate". Si valuta la riapertura di bar, ristoranti e parrucchieri il 18 maggio anziché l'1 giugno, ma l’ultima parola spetterà sempre agli scienziati. La scuola? "Il rientro deve essere gestito in modo unitario su tutto il territorio nazionale".

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