Migranti: 500mila regolarizzati per sei mesi. Accordo nella maggioranza per il decreto Rilancio

I permessi temporanei sarebbero subordinati a un controllo dell'Ispettorato del Lavoro.

Regolarizzazione immigrati

Stando alle indiscrezioni delle ultime ore, il governo Conte 2 avrebbe raggiunto questa notte l'accordo su un punto molto importante e molto discusso del decreto Rilancio: quello che riguarda i migranti che possono essere regolarizzati perché lavorano come braccianti agricoli o come colf e badanti.

La svolta starebbe nel fatto che si sarebbe trovata l'intesa sul procedere effettivamente con la regolarizzazione, ma solo per sei mesi, in attesa di trasformarla in permesso di lavoro vero e proprio, e inoltre sarà necessario il controllo dell'Ispettorato del Lavoro. Si tratterebbe di condizioni imposte dal MoVimento 5 Stelle che, al contrario dei ministri di centro-sinistra Teresa Bellanova (Agricoltura, Italia Viva) e Peppe Provenzano (Sud, PD), non vogliono una regolarizzazione definitiva dei migranti.

Sono però ancora in corso delle rifiniture, come ha ammesso la stessa Bellanova, mentre la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese ha detto di non aver mai dubitato che si potesse raggiungere un accordo su questo punto. L'Ispettorato del Lavoro dovrà certificare che gli immigrati che fanno richiesta del permesso di soggiorno hanno già lavorato in passato in quello stesso settore.

Il Viminale non ha ancora fatto numeri ufficiali, ma i regolarizzabili sarebbero circa mezzo milione. Ci sono due strade da percorrere, una è quella dei permessi di ricerca di lavoro, con il controllo dell'Ispettorato del aLavoro, ma anche quella che affida al datore di lavoro l'emersione dal lavoro in nero e questo vale non solo per gli stranieri, ma anche per gli italiani.

Intanto il MoVimento 5 Stelle in una nota ha fatto alcune precisazioni:

"Sul tema dei lavoratori stagionali, rimaniamo fortemente contrari rispetto a qualunque intervento che si configuri come una regolarizzazione indiscriminata. Non riteniamo questa una soluzione che possa rispondere alle reali esigenze nostre aziende del settore agroalimentare. Confermiamo il nostro principio di partenza: il permesso di soggiorno deve essere legato ad un contratto di lavoro, non viceversa"

E ha aggiunto:

"Resta poi confermato il nostro fermo 'no' rispetto a qualunque ipotesi di sanatoria sui reati commessi. Non possiamo immaginare che possa farla franca chi si è macchiato di caporalato, di sfruttamento delle persone. Questo significherebbe, tra l'altro, anche prendersi gioco di tutte quelle aziende oneste che invece hanno sempre rispettato le leggi e rispettato i diritti dei lavoratori. Se vogliamo dare un segnale forte e chiaro, dovremmo inasprire le pene e aumentare i controlli"

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