Bonafede: "Basta offese. Non mi sono fatto intimorire da nessuno nella nomina al Tap"

Il Guardasigilli è intervenuto alla Camera sul caso della mancata nomina di Nino Di Matteo alla guida del Dap.

bonafede-rivolte in carcere

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede questa mattina è intervenuto alla Camera per difendersi dalle accuse che gli sono state rivolte nell'ambito della vicenda che lo ha visto contrapposto al magistrato Nino Di Matteo, che ha detto che il guardasigilli si è lasciato intimorire dalla mafia nella scelta della guida del Dap, il Dipartimento dell'amministrazione Penitenziaria. Bonafede ha detto in Aula:

"Potrei dire che tutto è avvenuto secondo la legge e secondo le mie prerogative. Questo dibattito è stato inquinato da allusioni e menzogne, non per responsabilità del magistrato. C'è un confine e un limite a tutto e per me, quel confine, in politica e fuori dalla politica, è rappresentato dalla mia onorabilità, nonché dal rispetto degli altri e della memoria di chi è morto per servire il Paese. Non vi fu alcuna 'interferenza', diretta o indiretta, nella nomina del capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Non sono disposto a tollerare più alcuna allusione: lo devo a me stesso ma lo devo prima di tutto alla carica istituzionale che mi onoro di ricoprire"

Inoltre Bonafede ha parlato anche delle scarcerazioni dei detenuti a causa dell'emergenza coronavirus e ha spiegato:

"Sono state determinate da decisioni prese, in piena autonomia e indipendenza, dai magistrati competenti. E due decreti legge approvati nel giro di una settimana rappresentano la migliore risposta dello Stato per garantire una stretta sulle richieste di scarcerazione e, contemporaneamente, riportare i detenuti davanti al giudice affinché, visto che il quadro sanitario è cambiato, vengano rivalutate tutte le questioni di salute"

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