Arcuri: “Sui 50 cent per le mascherine critiche da ricchi. Attenzione ai test sierologici inutili”

Il commissario straordinario per l’emergenza spiega i problemi relativi alle mascherine e ai tamponi.

Domenico Arcuri

In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus in Italia Domenico Arcuri ha fatto alcune precisazioni sugli argomenti di sua competenza, in particolare sulle mascherine, i tamponi e l’app per il tracciamento.

Sulle mascherine che devono essere vendute a 50 centesimi più Iva, Arcuri ha spiegato:

“Se i distributori e i farmacisti comprano a un prezzo maggiore gli viene ristorata la differenza. ma ora è tutto risolto, ci siamo capiti e andiamo avanti insieme. Partiamo dall’inizio. Al mio arrivo a metà marzo l’approvvigionamento era faticosissimo: noi entriamo nella crisi senza un’industria nazionale del settore. Il luogo dove si fanno mascherine è la Cina. In più, abbiamo da fare una montagna di certificati, validazioni, burocrazie. A quel punto ci tuffiamo in una guerra commerciale devastante”

Ad Arcuri gli viene chiesto se la guerra commerciale è stata con gli altri Paesi europei e lui ha risposto:

“Allora sì, ora non più solo europei. L’Italia lancia un incentivo in cinque giorni per promuovere la nascita di un’industria nazionale, infatti oggi 129 imprese si stanno riconvertendo o iniziando a produrre, qualcuna anche per noi. In più, ci mettiamo a cercare chi faccia macchine per produrre le mascherine. E iniziamo ad approvvigionarci. Lo conosce lei il viaggio della mascherina? Va fatta in Cina, poi messa in una white list per l’esportazione, quindi sale su un cargo per l’Italia, alla dogana c’è una prima verifica per la certificazione, poi l’Inail o l’Istituto Superiore di Sanità danno altre certificazioni. Infine devi distribuirle. Ho messo in campo anche l’esercito. Intanto gli speculatori vendono in giro prodotti non in regola a prezzi assurdi o provano a offrirli al governo e alle regioni. E quando non ci riescono, trovano l’amico che dice in tivù che Arcuri è un incapace, perché le mascherine non si trovano”

Sul prezzo bloccato a 50 centesimi, Arcuri ha detto:

“Il costo di produzione è di 10 cent. L’Ima della famiglia Vacchi e la Fameccania del Gruppo Angelini si sono messe a produrre macchine per mascherine lavorando sette giorni sul sette. Fra e Luxottica ci danno gli stabilimenti per farle lavorare. Tutti senza guadagnarci. Quelle 129 imprese stanno iniziando a entrare a regime: è un processo iniziato ai primi di aprile, ora siamo ai primi di maggio e la produzione nazionale copre già il 15% del fabbisogno. Non male. A ottobre sarà il 100%. Nell’immediato darò altri 10 milioni di mascherine ai distributori delle farmacie per integrare i loro approvvigionamenti e fare in modo che si trovino anche lì a 50 cent, non solo nei supermercati. Chi critica i 50 cent ha una doppia morale: per quelli che si indignano in diretta non è mai un problema trovare una mascherina a 5 euro. Per il figlio del loro portiere, sì”

Arcuri ha poi spiegato che oggi devono 30 milioni i mascherine al giorno e che in fase 1 ne sono distribuite 4 milioni al giorno, oggi quasi 8 milioni al giorno:

“Ne abbiamo abbastanza in stock, più abbastanza ordini, per coprire il fabbisogno mentre aumenta la produzione interna. Tra poco le distribuiremo gratis anche ai meno abbienti. Il prossimo passo sarà un accordo con i tabaccai, ma non abito più bisogno di altri rifornimenti dall’estero”

Sui test sierologici, invece, Arcuri ha detto:

“Il ministero della Salute mi chiede il 15 aprile di lanciar era gara. Io chiedo al comitato tecnico-scientifico di darmi i criteri e due giorni dopo, il 17 aprile, bandisco la gara dando tempo fino al 23. Firmo l’aggiudicazione 9 giorni dopo, dopo aver aperto il bando. Se si sta partendo solo adesso con i test su un campione di popolazione è perché abbiamo dovuto aspettare un decreto di governo che risolvesse i problemi di privacy. È arrivato il weekend scorso. Ma niente di tutto questo significa che la Abbott sarà fornitore esclusivo per l’Italia, di fatto già non lo è. Va anche detto che oggi non c’è al mondo un test sierologia sicuro al 100%”

Sui tamponi Arcuri ha spiegato che l’Italia ha fatto molti più tamponi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Usa e Spagna e ha aggiunto:

“Il problema è che i reagenti oggi nel mondo sono scarsissimi e noi abbino bisogno di altri 5 milioni di dosi. Al solito ci sono quelli cinesi con gli integratori sulla qualità. Anche un’offerta d’acquisto congiunta europea non ha dato grandi frutti"

Infine, due parole sull’applicazione per smartphone:

“La app è stata sottoposta a una complessa analisi sulla privacy e sulla sicurezza. Ora fornirà un Palermo che avvisa subito chi è stato in contatto con un contagiato. Il salto ulteriore sarà quando la app si collegherà al sistema sanitario nazionale. Un volta risolti altri problemi di sicurezza e privacy”

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