Elezioni 2013: anche il Popolo Viola e Gildo Claps lasciano Rivoluzione Civile

Rivoluzione Civile Ingroia
Ormai a cadenza quotidiana arriva la notizia di qualche defezione che riguarda Rivoluzione Civile, proprio mentre i sondaggi la danno in crescita e il movimento di Antonio Ingroia è corteggiato dal PD per un patto di desistenza. Eppure i fondatori della lista Arancione stanno via via abbandonando il progetto, fagocitati dalla componente politica che ha preso il sopravvento. Prima sono stati gli intellettuali di Cambiare si può, poi le associazioni (Acqua pubblica e No-Tav) infuriate per l'esclusione dalle liste di Vittorio Agnoletto a favore di Antonio Di Pietro. Ieri poi c'è stata la dura presa di posizione di Salvatore Borsellino, che ha accusato Ingroia di essersi piegato "alla vecchia politica".

La notizia di oggi è che anche Massimo Malerba, uno dei fondatori del Popolo Viola, ha detto addio a Rivoluzione Civile, con parole inequivocabili:

Non è rimasto più nulla di 'civile' nel soggetto politico di Ingroia. È una discarica di poltronari, trombati, riciclati. I nomi dei capilista sono tutti riferibili ad esponenti di partito, amici dello stesso Ingroia e di Luigi de Magistris. Si è trattato di una operazione vergognosa: i movimenti civili sono stati utilizzati per dare sostegno e visibilità a questa operazione, per poi essere tenuti fuori dalle liste

Dello stesso parere anche Gildo Claps (il fratello di Elisa Claps) che lascia per la "mancanza di discontinuità con il passato, nella composizione delle liste", e Loris Viari, attivista ligure, che mette sotto accusa i candidati "paracadutati", tutti riferibili alle nomenclature dei vecchi partiti di sinistra.

Chi sono infatti i candidati "sicuri" di Ingroia: Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista, Oliviero Diliberto dei Comunisti italiani (che pure a novembre fece campagna elettorale per Bersani) e Angelo Bonelli dei Verdi. E ognuno di essi si porterebbe dietro un piccolo gruppo di fedelissimi in collegi altrettanto sicuri secondo una logica spartitoria: cinque all'Idv, tre a Rifondazione, tre ai Comunisti Italiani, due ai verdi.

Ma le polemiche non finiscono qui: mentre in Sicilia gli iscritti sono in rivolta per la candidatura di Luigi Li Gotti, ex Idv ma soprattutto ex-MSI e An, è sulle liste in Calabria che si starebbe consumando lo scontro tra Ingroia e Luigi de Magistris. Il sindaco di Napoli aveva infatti imposto una sua protetta, Anna Falcone, al n°2 della lista per la Camera, un seggio sicuro. Ma la base regionale del movimento ha fatto sentire la sua voce, e alla fine Ingroia si è impuntato candidando Gabriella Stramaccioni di Libera, che tra l'altro si era dimessa dalla carica di direttrice dell'associazione per presentarsi alle elezioni. De Magistris pare non l'abbia presa bene, anche se la resa dei conti sarà rimandata a dopo il voto. Intanto Francesco Bruno, giovane portavoce calabrese del Movimento Arancione, ha raccontato su Facebook di aver incontrato Ingroia e averlo trovato "molto stanco".

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