Confcommercio: dopo la crisi, le mani della malavita sulle imprese

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Confcommercio chiede al governo un intervento concreto a sostegno delle imprese che, dopo la crisi, rischiano di finire nelle fauci della criminalità organizzata. L’appello arriva direttamente dal presidente Carlo Sangalli, che sottolinea come l’esecutivo debba accelerare sui "sostegni previsti dal dl Rilancio alle aziende e al contempo irrobustirli poiché solo così si combatte la cirminalità". Commentando i dati della ricerca svolta dalla propria organizzazione, Sangalli denuncia una recrudescenza della malavita nei confronti degli imprenditori già messi in ginocchio dall’epidemia.

"La crisi economica ha una zona d'ombra dove rischia di rafforzarsi la criminalità. Le nostre imprese in difficoltà - aggiunge - denunciano sempre più spesso usura, estorsioni e acquisizioni illecite". "Abbiamo fiducia nella magistratura", aggiunge il presidente di Confcommercio, ma "è necessaria più rapidità per far giungere i sostegni previsti dal dl Rilancio alle aziende". Del resto, la macchina della giustizia è spesso molto lenta e prima che si arrivi a fermarli, i criminali spesso hanno ormai messo le mani su aziende e patrimoni degli imprenditori.

Dal rapporto di Confcommercio emerge globalmente che oltre ai problemi di liquidità, ai costi e al calo dei consumi, le imprese italiane devono fare i conti con l'usura, le estorsioni e tutti quei tentativi illeciti della malavita. Secondo i dati emersi dalla ricerca condotta in collaborazione con Format research, l’11% delle aziende indica nella criminalità "un ulteriore, pericoloso ostacolo" alla loro produttività; circa il 10% degli imprenditori, invece, "risulta esposto all'usura" o a tentativi di "appropriazione 'anomala'" dell'azienda. Una percentuale che sale al 20% in quelle zone o nei quartieri in cui questo tipo di fenomeni sono maggiormente visibili.

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