Lombardia: appalto dei camici alla moglie e al cognato di Fontana?

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Un’inchiesta condotta dal giornalista di “Report” Giorgio Mottola, in collaborazione con Norma Ferrara, mette nel mirino il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Già oggetto di numerose critiche per la gestione dell’emergenza, il governatore sarebbe al centro di un altro giallo. Il servizio completo andrà in onda nella puntata di Report di lunedì prossimo e si sofferma sull’appalto aggiudicatosi lo scorso 16 aprile da Dama Spa. Si tratta di una fornitura di camici alla Regione Lombardia che Dama si aggiudica tramite Aria, l’agenzia regionale pubblica degli acquisti, per un totale di 513mila euro.

Dama spa è un’azienda che produce il marchio Paul&Shark e che appartiene per il 10%, tramite la DIVADUE srl, alla moglie di Attilio Fontana, Roberta Dini, mentre il resto delle quote fanno riferimento al fratello Andrea Dini tramite una fiduciaria svizzera. Il Fatto Quotidiano, che oggi anticipa una parte dell’inchiesta di Report, riporta anche la versione dello stesso Fontana, che sottolinea come l’appalto sia stato aggiudicato a sua totale insaputa. “Della vicenda il presidente non era a conoscenza. Sapeva che diverse aziende, fra cui la Dama Spa, avevano dato disponibilità a collaborare con la Regione per reperire con urgenza Dpi in particolare mascherine e camici per strutture sanitarie”.

Il 16 aprile Dama spa si aggiudica l’appalto in affidamento diretto tramite Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia creata su iniziativa dell’assessore al Bilancio, il leghista Davide Caparini. Secondo quanto si legge sul documento ufficiale di cui Report è venuta in possesso, Dama avrebbe dovuto iniziare le consegne il 16 aprile, per emettere fattura il 30 dello stesso mese e ottenere i soldi (513mila euro) a 60 giorni. Raggiunto da Report al citofono, Andrea Dini chiarisce: “Non è un appalto, è una donazione. Chieda pure ad Aria, ci sono tutti i documenti”. In realtà, però, agli atti c’è una fornitura, il cui importo alla fine viene restituito il 22 maggio. “Effettivamente, i miei, quando io non ero in azienda durante il Covid, chi se ne è occupato ha male interpretato, ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”. Una soluzione che ha evitato davvero il conflitto d’interessi?

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