Trump, primo comizio a Tulsa: invita a non usare le mascherine, ma chi si contagia, non può fargli causa...

Chi si registra deve accettare una postilla.

Donald Trump razzismo

Donald Trump è in caduta libera nei sondaggi e allora torna il più presto possibile a fare comizi: comincerà il 19 giugno da Tulsa, in Oklahoma, e le polemiche non mancano, fondamentalmente per due motivi:

- Tulsa è stata teatro di un massacro razziale nei primi del 900 e la scelta di questa città è considerata un vero e proprio schiaffo al movimento Black Lives Matter, come ha fatto notare Sherry Gamble Smith, presidente della Black Wall Street Chamber of Commerce di Tulsa. Anche altri leader della comunità afroamericana e la senatrice Kamala Harris hanno condannato la scelta del Presidente USA;

- Trump ha invitato i partecipanti ai suoi rally a non indossare le mascherine, sostenendo che ormai il peggio sia passato e che il coronavirus non sia più così minaccioso. Ovviamente tutti sanno che non è affatto così, perché in ben 20 Stati i casi di positività sono aumentati. Per esempio in Texas si è registrato un +2,3%, 81.583 casi, superando la media degli ultimi sette giorni che era del 2,2%, mentre le morti sono salite dell'1,9% (1.920) e a Houston è tornato il lockdown. Molto simile è la situazione in Arizona.

Se Trump vuole a tutti i costi sembrare ottimista, il suo staff è preoccupato eccome, per questo obbliga chi si registra agli eventi elettorali ad accettare una postilla che dice:

"Tu e ogni ospite assieme a te volontariamente vi assumete tutti i rischi relativi all’esposizione al Covid 19 e non vi rivarrete su Donald Trump, il Bok Center, l’organizzazione o ogni persona dello staff per qualsiasi malattia o infortunio"

Quindi, se durante il comizio, che sarà certamente un assembramento, vi beccate il coronavirus, sono fatti vostri... A quello di Tulsa seguiranno altri comizi in Florida, Arizona e North Carolina.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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