COVID-19, l'UE vorrebbe imporre restrizioni a chi arriva da USA, Russia e Brasile

Ursula von der Leyen

Il Mondo è sempre più diviso tra i Paesi che sembrano essersi già lasciati alle spalle la fase più acuta dell'emergenza sanitaria e quelli che, invece, sono ancora in una situazione di assoluta emergenza che non accenna a diminuire. Tra i primi c'è l'Europa, Italia inclusa, tra i secondi ci sono gli Stati Uniti, il Brasile e la Russia, ma anche altri Paesi dell'America Latina.

La circolazione tra i Paesi UE sta riprendendo lentamente, ma come abbiamo visto in Germania in questi giorni è sufficiente un piccolo focolaio non identificato sul nascere per tornare ad una situazione di lockdown, anche se parziale. Questo è uno scenario che l'UE vorrebbe evitare e proprio per questo motivo, secondo un'indiscrezione del New York Times, si starebbe considerando l'ipotesi di chiudere i confini europei ai cittadini extra UE che arrivano dai Paesi più colpiti dalla pandemia.

Gli Stati Uniti sono al primo posto. Il Presidente Donald Trump ha fatto pressoché nulla per limitare la diffusione del contagio, lasciando ai governatori dei vari Stati il compito di prendere decisioni cruciali per la salute pubblica. E lo stesso è accaduto in Brasile con Jair Bolsonaro. Perché, quindi, mettere inutilmente a rischio la salute di milioni di cittadini europei quando un periodo limitato di chiusura potrebbe rivelarsi fondamentale?

Gli Stati Uniti, del resto, erano stati tra i primi Paesi a chiudere ai cittadini europei nella prima fase della pandemia. Ora le parti sono ribaltate, ma i rischi sono esattamente gli stessi. Le limitazioni di cui si sta parlando a livello europeo, e che potranno essere confermate o smentite nelle prossime ore, non riguarderebbero soltanto i cittadini in arrivo dagli Stati Uniti, ma anche quelli partiti dalla Russia e dal Brasile.

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