COVID-19 e UE, quasi certo il divieto di ingresso a statunitensi, russi e israeliani

A partire dal 1° luglio 2020 riprenderà la libera circolazione tra i Paesi UE, ora che almeno a livello europeo non ci sono particolari discrepanze sulla curva del contagio da COVID-19 tra i vari Paesi membri. Diverso è invece il discorso per il resto del Mondo, dove la pandemia è in alcuni casi fuori controllo.

Da giorni si sta delineando l'elenco dei Paesi più pericolosi a livello sanitario, così da imporre restrizioni per i cittadini in arrivo in UE da quei Paesi. Le trattative tra gli ambasciatori dei 27 Paesi Membri sono in corso ormai da due giorni e al momento l'elenco non sarebbe definitivo.

Le ultime indiscrezioni rivelano che tra i Paesi senza particolari restrizioni verso l'UE ci sarebbero il Canada, l'Australia e il Giappone, mentre tra quelli che potrebbero rappresentare un rischio sanitario per i cittadini europei figurano gli Stati Uniti, la Russia, Israele, il Brasile, l'Arabia Saudita e la Turchia.

Per la Cina, invece, si potrebbe fare un discorso a parte. Se Pechino lascerà entrare i cittadini europei, l'UE sarebbe pronta a fare altrettanto. Il Regno Unito, dove la situazione sta lievemente migliorando, per il momento viene ancora considerata come parte dell'UE visto il periodo di transizione che si chiuderà alla fine del 2020.

Decisioni di questo tipo possono avere conseguenze economiche importante ed è proprio per questo motivo che non è facilissimo raggiungere un accordo tra i 27 Paesi Membri, tra chi ha interessi legati ad un particolare Paese e chi, invece, li ha con un altro. L'obiettivo è quello di essere il più imparziali possibile e decidere sulla base di criteri oggettivi, come l'indice di contagio che non dovrà essere superiore a quello dei Paesi UE.

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