Carola Rackete: "L’Europa vuole che i migranti affoghino in mare"

"Per spaventare chi intende intraprendere gli attraversamenti"

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L’ex capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete a un anno esatto di distanza dal suo sbarco "di forza" a Lampedusa, dopo aver dichiarato lo stato di emergenza a bordo, torna a prendersela con l’Unione europea e alcuni dei suoi stati leader per come affrontano - ma forse sarebbe meglio dire non affrontano - la questione migranti.

Carola ce l’ha soprattutto con Germania, Italia, Spagna, Malta e Paesi Bassi i quali "continuano a impedire e a sorvegliare le missioni marittime e aeree". Ma è l’Ue nel suo complesso a dover rispondere di un "vergognoso bilancio" sui migranti morti negli ultimi 12 mesi nelle traversate della disperazione nel Mare Mediterraneo.

Secondo l’ex comandante della nave Ong che contravvenne agli ordini dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, vicenda che le costò l’arresto, le vittime dei tanti naufragi non interessano affatto all’Unione europea che anzi "vuole che" i migranti "affoghino per spaventare chi intende intraprendere gli attraversamenti".

Dal 29 giugno 2019 a oggi, dice Rackete all’agenzia stampa tedesca Dpa, "non è cambiato nulla", semmai, "se c’è stato un cambiamento, si tratta di un deterioramento della situazione".

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