Istat, l'Italia post coronavirus: aumentano le disuguaglianze

istat pandemia coronavirus disuguagianze

L’Istat fotografa l’Italia all’indomani della pandemia da coronavirus: il quadro che ne emerge è quello di disuguaglianze acuite poiché la mortalità ha colpito di più la parte meno istruita della popolazione. Nonostante ciò, durante il lockdown gli italiani hanno dimostrato grande senso di responsabilità e di coesione, rispettando le regole imposte dalle istituzioni. Nel rapporto annuale Istat si legge che il Covid-19 "ha colpito maggiormente le persone più vulnerabili, acuendo al contempo le significative disuguaglianze che affliggono il nostro Paese". "L'incremento di mortalità ha penalizzato di più la popolazione meno istruita", si legge ancora con la crisi che "produrrà i suoi effetti anche nelle dinamiche di riproduzione sociale delle diseguaglianze".

La paura del virus ha anche frenato le nuove nascite con circa 10mila nati in meno, ma non è finita qui perché "la rapida caduta della natalità potrebbe subire un'ulteriore accelerazione nel periodo post-Covid. Il clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, mette in luce un suo primo effetto nell'immediato futuro, cioè un calo che dovrebbe mantenersi nell'ordine di poco meno di 10mila nati, ripartiti per un terzo nel 2020 e per due terzi nel 2021".

Un quadro che peggiora se si tiene conto degli effetti del virus sull’occupazione. "I nati scenderebbero a circa 426mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi a 396mila, nel caso più sfavorevole, in quello del 2021". Il picco di mortalità da Covid-19 si è registrato a marzo, per la precisione il 20: "L'impatto dell'epidemia sulla mortalità è stato significativo nel periodo di marzo e aprile", spiega l'Istat nel suo rapporto annuale. I casi totali a marzo sono stati 113.011 contro i 94.257 di aprile. "L'elevato numero di decessi osservato a causa del Covid-19 avrà, con molte probabilità, un impatto anche sulla speranza di vita. Se l'effetto Covid dovesse determinare per tre mesi un costante incremento, dell'ordine del 50%, della probabilità di morte in corrispondenza delle età più anziane, per il 2020 risulterebbero 710mila morti su base annua (73mila in più). In parallelo, la speranza di vita alla nascita scenderebbe a 82,11 anni (-0,87) e quella al 65esimo compleanno si ridurrebbe da 20,89 a 20,02".

Quanto all’effetto sull’occupazione, il peso maggiore dell’emergenza ha gravato su donne e giovani, maggiormente presenti nel settore dei servizi. Aumentate le disuguaglianze anche tra i bambini per la chiusura delle scuole, mentre il 12 delle imprese pensa di ridurre l’occupazione nei prossimi mesi per fare fronte alla crisi.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO