Aspi Public company? Anche no

Perché il futuro di Autostrade non sarà quello di una vera public company

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Il futuro di Aspi tra ingresso di Cassa depositi e prestiti (Cdp) e public company. Questa la lettura di molte agenzie e quotidiani sull’epilogo, almeno così sembra, dello scontro tra il governo e la famiglia Benetton, che gradualmente uscirebbe dalla gestione della rete autostradale, "progressivamente non sarà più socia di Aspi" secondo quanto dichiarato dalla ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli.

"Torna agli italiani ciò che era sempre stato loro: è un risultato che solo questo Governo e soprattutto solo questo Presidente del Consiglio potevano portare a casa" l’entusiastico annuncio via Twitter del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (in tempo utile per inaugurare il nuovo ponte di Genova, l’8 agosto).

Ma Aspi sarà davvero una public company? Prima di parlarne potrebbe essere utile una definizione di public company, modello molto più diffuso nel mondo anglosassone che in Europa. Una public company non è una società pubblica ma una società ad azionariato diffuso.

Una società di diritto privato e di proprietà privata nella quale il capitale sociale (e di rischio) è diviso tra tanti azionisti per evitare che alcuni soci possano possedere un numero di azioni superiore a una certa percentuale minima del totale (non più del 5% solitamente). La polverizzazione delle quotazioni azionarie, tipiche delle public company quotate, implica che sia il management e non direttamente gli azionisti a controllare, a comandare, a decidere, ovviamente nell’interesse dei soci.

Allora perché si parla di Aspi public company? In sintesi per come viene prospettato ad oggi l’accordo, Cdp (controllata all’83% dallo Stato attraverso il Tesoro) acquisirà il 33% di Autostrade. Il costo? Pare sui 3 miliardi, che - faceva notare ieri Mattia Feltri sull’Huffington Post nell’articolo Abbiamo Un’autostrada! - verranno fuori dai "depositi postali, cioè denaro risparmiato da alcuni italiani". In soldoni - scusate il gioco di parole - "soldi pubblici" ma non "soldi dello Stato".

Quindi Cdp diventerebbe il socio di questa nuova public company all’italiana. La stessa definizione e forma societaria di public company appare in qualche modo abusata in questo caso.

Autostrade sarà sì quotata in borsa ma secondo quanto comunicato dal governo il controllo sarà cosa di Cdp, demandato a Cassa depositi e Prestiti. Quindi non ci sarebbe un vero azionariato diffuso e il controllo sarà in mano a uno dei soci, il maggioritario: appunto Cdp controllata dal ministero delle Finanze, cioè dallo Stato.

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