Consiglio europeo, Conte da Bruxelles: "È stallo, mettono in discussione anche i prestiti"

Il presidente del Consiglio: i paesi cosiddetti frugali boicottano la risposta Ue. Nuova proposta di Michel. Kurz: è la strada giusta

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Il premier Giuseppe Conte ammette che le trattative sul Recovery plan e il quadro finanziario pluriennale dell’Ue, oggetto del Consiglio europeo in corso, sono in alto mare: "Siamo in una fase di stallo, il negoziato è più complicato del previsto" spiega il capo del governo da Bruxelles durante una pausa.

A mettersi esplicitamente di traverso è soprattutto l’Olanda, avanguardia e portavoce dei malumori dei paesi del Nord Europa, ribattezzati "paesi frugali".

Secondo Conte: "Le partite in discussione sono molteplici e questo rende molto complicato questo passaggio. Tante le poste in gioco su cui stiamo cercando una sintesi e dobbiamo trovarla perché è nell'interesse di tutti, affermando il principio fondamentale che questi strumenti devono essere adeguati e proporzionati alla crisi che stiamo vivendo ed efficaci. Non serve a nessuno approvare strumenti che non siano efficaci, serve una risposta collettiva solida e robusta".

Che al momento sembra di là da venire. "Ci stiamo confrontando duramente con l'Olanda - prosegue il premier - ma anche con altri paesi cosiddetti frugali che non condividono la necessità di una risposta così sussistente sui sussidi".

Questi paesi (il cui nocciolo duro è formato da Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) "mettono in discussione anche i loans, i prestiti" prosegue Conte. "Stiamo cercando di coinvolgere tutti in questa prospettiva europea. Tutti devono comprendere che non è solo l'Italia che se ne giova, non solo la Spagna o il Portogallo e gli altri Paesi più colpiti o meno resilienti, ma l'intera Europa" aggiunge il premier.

Kurz: siamo sulla giusta direzione

Per superare lo stallo il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha messo sul piatto una nuova proposta di compromesso, spiega il cancelliere austriaco Sebastian Kurz: "Naturalmente, come ci aspettavamo, è una battaglia dura, un negoziato intenso, ma sta andando nella giusta direzione e questa è la parte più importante". Giusta direzione per chi, viene da chiedersi.

Un accordo che non consideri le necessità dei paesi più economicamente colpiti dalla pandemia in Europa, non è sottoscrivibile dall’Italia. Conte sembra pronto a puntare i piedi, forse anche ad abbandonare il tavolo.

Di certo se non sarà l’Europa a dare una risposta "solida e robusta", l’Italia dovrà arrangiarsi da sola. Come e con quali strumenti è tutto da vedere.

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