Coronavirus: in tre mesi persi 500mila posti di lavoro in Italia

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Secondo il recente rapporto Ocse sulle conseguenze dalla pandemia sull’occupazione, in Italia si sono persi in tre mesi 500mila posti di lavoro. Il report è incentrato sull’impatto dell’emergenza Covid-19 e sulle politiche che i governi nazionali dovrebbero implementare per ridurne gli effetti. Il bilancio relativo al Bel Paese è purtroppo drammatico secondo quanto è stato esposto oggi in un incontro dell’Università Cattolica.

L’impatto del lockdown sul mercato dell’ lavoro è stato immediato spazzando via in poche settimane tutti i progressi fatti negli ultimi 10 anni. Nei 37 Paesi Ocse il tasso di disoccupazione è passato dal 5,3% di gennaio 2020 all’8,4% di maggio. L’Italia è tra i Paesi più colpiti, come ha spiegato Andrea Garnero, Direttorato per l’Occupazione e gli Affari Sociali, Ocse, nel webinar promosso sui social dell’Università Cattolica dal Dipartimento di Economia e Finanza e dal Centro di ricerca sul lavoro “Carlo Dell’Aringa” (Crilda).

Aprendo il dibattito incentrato sui dati dell’Employment Outlook 2020: Facing the jobs crisis, Luca Colombo, direttore del Dipartimento ha spiegato: “La sospensione forzata di gran parte dell’attività economica, associata alle misure di lockdown adottate in molti paesi, e la disarticolazione delle catene globali del valore hanno determinato una crisi economica senza precedenti”. “In moltissimi paesi - prosegue - gli interventi a supporto dei redditi sono stati immediati e ingenti. Si calcola che in Europa l’intervento discrezionale a sostegno dell’economia (sussidi e crediti a favore di famiglie e imprese e differimento del pagamento di imposte) sia stato di oltre il 3,5% del Pil dell’area, oltre naturalmente all’azione degli stabilizzatori automatici pari a un ammontare intorno al 5% del Pil”.

Nonostante ciò, sottolinea ancora il professor Colombo, “nell’area OCSE, la caduta del Pil tra l’ultimo trimestre del 2019 e il secondo trimestre 2020 è stata pari più o meno al 15%”. E non è tutto, perché “il numero di ore lavorate, per i paesi Ocse per i quali ci sono dati disponibili - Australia, Canada, Corea, Giappone, Stati Uniti, è caduto in misura 10 volte superiore nei primi tre mesi della crisi COVID-19 rispetto a quanto accaduto nei primi tre mesi della crisi finanziaria globale del 2008-2009”.

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