Referendum, nel PD Bonaccini e Martina per il Sì, Boldrini e Orifini per il No. Zingaretti a Conte: "Servono modifiche"

PD ancora indeciso su come votare al referendum sul taglio dei parlamentari.

Nicola Zingaretti e Giuseppe Conte

Il referendum sul taglio dei parlamentari su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi a settembre sta mettendo in crisi il PD che non ha ancora una posizione ufficiale per il "sì" o per il "no", ma ha al suo interno diverse anime che si sono schierate per l'una o l'altra risposta, mentre il segretario Nicola Zingaretti chiede al Premier Giuseppe Conte di procedere prima alle modifiche dei regolamenti.

A favore del "Sì" si è schierato il Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che ha anche sottolineato che votare come chiedono i 5 Stelle non è antipolitica ed è necessario che il PD si schieri. Sul fronte opposto Laura Boldrini, ex Presidente della Camera, che ha spiegato:

"Ho presieduto una Camera a 630 deputati che ha lavorato a tambur battente, basta guardare il numero di sedute e di leggi varate, alcune che ho condiviso, altre no. Non c'è bisogno di ridurre i parlamentari per fare lavorare bene la Camera. Ho riflettuto a lungo, ma in queste condizioni non me la sento di votare Sì alla riduzione del numero dei parlamentari, perché sarebbe a scatola chiusa. Non si cambia la Costituzione sperando nelle buone intenzioni degli alleati, ovvero che ottemperino agli impegni presi. La posta in gioco è troppo alta e senza una nuova legge elettorale che sia capace di correggere le disfunzioni provocata da un taglio lineare, si rischia il salto nel vuoto"

Boldrini ha aggiunto:

"Senza il cambiamento della legge elettorale interi territori restano senza rappresentanza e viene limitato il pluralismo politico. Ci sono troppe incognite in questo referendum e non me la sento di assecondarle"

L'ex Presidente della Camera spera che il PD "lasci la possibilità alle persone di decidere in base ai propri convincimenti" e aggiunge:

"I fatti sono spesso imprevedibili. Se improvvisamente ci trovassimo di fronte a uno scioglimento delle Camere, con un taglio di questo tipo si arriverebbe a un default di rappresentanza e di pluralismo politico"

Sulla sua stessa lunghezza d'onda l'ex Presidente del PD Matteo Orfini, che ha detto:

"Il PD ritrovi autonomia e coraggio e voti No. Il Sì è il trionfo del populismo e l'umiliazione della politica"

Sono per il "No" anche Vincenzo De Luca, Luigi Zana, Tommaso Nannicini, Anna Finocchiaro, Gianni Cuperlo, Fausto Raciti, mentre per il Sì, oltre a Bonaccini, ci sono Dario Nardella, Stefano Ceccanti e Maurizio Martina. Quest'ultimo ha spiegato il suo punto di vista:

"Abbiamo la possibilità di dimostrare che il Parlamento di può autoriformare. In questi anni la crisi della rappresentanza e delle istituzioni della democrazia rappresentativa si è alimentata purtroppo della loro irriformabilità"

Secondo Martina, dunque, il "Sì" non sarebbe un voto populista, ma antipopulista. Intanto il segretario Nicola Zingaretti per ora, senza prendere una posizione ufficiale per il "Sì" o per il "No", ha detto:

"Faremo tra qualche giorno la direzione del PD per assumere un orientamento. Noi abbiamo deciso un anno fa di procedere al taglio dei parlamentari e parallelamente di fare modifiche ai regolamenti per rafforzare questo aspetto. Se questo non avviene, non è un problema del PD che lo aveva chiesto, ma di tutta la maggioranza"

Zingaretti poi ha chiesto al Premier Conte e agli alleati del MoVimento 5 Stelle di capire che per il PD è una questione difficile da affrontare e che la nuova legge elettorale va subito approvata, almeno alla Camera.

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