La Chiesa non fa politica ma è molto interessata alla politica

Monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste

La Chiesa non fa politica ma è molto interessata alla politica perché è l’ambito dove vengono prese le decisioni di sintesi per la vita comunitaria. Ho l’impressione che questo endorsement di cui lei parla sia stato piuttosto strumentalizzato. Prova ne è che oggi, forse più che in passato, la collocazione dei cattolici in politica è talmente ampia che produce anche disagio e molti fedeli si sentono confusi.

Risponde così l’arcivescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi al giornalista Andrea Tornielli che gli chiedeva un parere sugli “degli autorevoli endorsement ecclesiali al premier Mario Monti”.

Stefano Fontana, La fede ragionata. Cento editoriali di Vita NuovaRicordiamo che monsignor Crepaldi, oltre a essere arcivescovo di Trieste e presidente dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan sulla dottrina sociale della Chiesa, è anche autore di un libro dal titolo Il cattolico in politica. Manuale per la ripresa (Cantagalli 2010).

E sempre a proposito di libri c’è un altro intervento di monsignor Crepaldi che è interessante, soprattutto in questo periodo di campagna elettorale. Nella prefazione al libro che raccoglie gli editoriali degli ultimi due anni pubblicati sulla prima pagina del suo settimanale diocesano (La fede ragionata. Cento editoriali di Vita Nuova Cantagalli, Siena 2012), scrive il presule:

Vita Nuova, come ogni settimanale diocesano, parla non solo della vita della comunità cattolica ma anche di questioni legate alla vita civile. Non ne parla, però, in modo neutro, ma si sforza di considerarle alla luce di Cristo e secondo gli insegnamenti della Chiesa.

Non dimentichiamo che Vita Nuova – diretto da Stefano Fontana – è ritenuto «il settimanale più “scomodo” fra quelli diocesani italiani» e dal 2010, da quando cioè Fontana lo dirige «non sono mancate le polemiche, prime fra tutte quelle con il quotidiano locale più diffuso,“Il Piccolo” di Trieste», come nota Giuseppe Brienza.

La stampa cattolica – la buona stampa, come si era soliti dire – ha un potere che molti dei mezzi di comunicazione non hanno, nemmeno i grandi giornali: quello, cioè, di entrare nelle case di molti, moltissimi cittadini con cadenza regolare e spesso a prezzi molto bassi (in alcuni casi si tratta di giornali gratuiti) il che permette ampia diffusione alle idee (anche politiche) della chiesa. Un esempio ci viene proprio dal libro La fede ragionata, in cui, per citare ancora Brienza:

C’è anche un editoriale intitolato “Black Out”, dedicato a spiegare perché “Vita Nuova” non abbia dato nessun risalto né pubblicato recensioni al film di Marco Bellocchio “Bella Addormentata” ispirato alla tragica morte per eutanasia di Eluana Englaro (1970-2009). Sul comportamento di Giorgio Napolitano che, «nell’infuriare del Caso Englaro intervenne per stoppare anticipatamente un decreto del Governo che avrebbe voluto impedire la morte di Eluana», Fontana non ha però mancato di dire la sua, concludendo così il suo editoriale: «In questo caso il Presidente non ha parlato a nome di tutti».

Stampa locale e religiosa. Certo. Ma che al momento del voto ha il suo peso. Enorme.

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