Ddl Alfano e maxiemendamento intercettazioni: fine delle indagini e della libertà di informare



Ddl Alfano intercettazioni
: è passato il maxiemendamento, con 325 favorevoli, 246 contrari e 2 astenuti. Che cosa cambia? Il Potere è ancora più libero di farsi gli affari propri. Berlusconi ora potrà parlare di ragazze da piazzare al telefono con Saccà molto più tranquillamente - ascoltate l'audio qui sopra, mafiosi assortiti saranno ascoltabili solo per 40 + 20 giorni, se uno pianifica un omicidio al telefono e tu lo senti, non puoi farci niente. Armando Spataro, lo spiega chiaro e tondo:

"Incostituzionale" per via della durata breve (solo due mesi), per i privilegi agli 007, per il diritto di cronaca compresso. "Irragionevole" perché "azzera" un fondamentale strumento d'indagine. E pure gravemente colpevole, visto che "gli omicidi irrisolti saliranno incredibilmente di numero e sarà più difficile salvare vite umane". Il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro continua a sfogliare la nuova legge sulle intercettazioni e con Repubblica sconsolato commenta: "Ma come si fa a scrivere una legge così?"

Chiaramente, la legge ad personam distrugge, oltre alla libertà di informare - ne parliamo dopo - anche quella di indagare. Le decine di operazioni anticamorra di questi mesi, di cui Roberto Maroni si fa vanto, non sarebbero mai state possibili. Ad esempio? Quella contro il clan Letizia - nessuna parentela con Noemi...

"La cattura di Letizia e gli arresti di Napoli confermano, ancora una volta, l'efficace strategia di contrasto alla criminalita' organizzata posta in essere in quel territorio dal governo". Lo afferma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che si e' complimentato con il Capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli

Come qualunque pm vi spiegherà, non è che mettono del sale sulla coda ai camorristi per acchiapparli. Nè ad altre categorie di delinquenti. Magari ci vogliono mesi, mesi, e mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali. Purtroppo non essendo possibile realizzare leggi realmente su misura, per consacrare una impuni(bili)tà che nei fatti esiste già - v. Lodo Alfano - si blindano anche le indagini utili. Lo spiega lo storico Nicola Tranfaglia su Articolo 21:

Con il pretesto risibile di salvare la privacy degli indagati, eccetto gravi indizi di colpevolezza, che a volte (come è noto a chiunque si sia occupato di indagini giudiziarie) emergono in fasi successive a quelle iniziali o mediane dei fatti specifici, magistrati e giornalisti sono tenuti a un segreto totale che vieta alla pubblica opinione di avere un’idea, sia pure approssimativa, di quel che sta succedendo e pone gli imputati al riparo di qualsiasi ulteriore indagine o interrogativo. In questa maniera il governo colpisce, allo stesso tempo, la cronaca giudiziaria, ripristinata nel nostro paese dopo il ventennio fascista, e l’azione dei magistrati che devono operare senza il minimo conforto di un’opinione pubblica fedele alla legalità e partecipe della difesa dello Stato di diritto di cui la magistratura è difensore per vocazione e funzione istituzionale

Già perchè le pene per chi pubblica, diffonde, o scrive sono severe. Il Sole24Ore lo spiega benissimo, pubblicando il testo integrale:

Carcere per i giornalisti (articolo 1, comma 26). Da 6 mesi fino a 3 anni per chi pubblica intercettazioni vietate dalla legge. Rischia lo stesso la galera chi, mediante modalità o attività illecita, prende diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti da segreto, e, pure, se si rivelano indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto

Qui sotto invece ho inserito il comunicato della FIEG e della FNSI, una l'associazione degli editori e l'altro il sindacato unitario dei giornalisti.

Dovere di informare – Diritto di sapere

APPELLO AL PARLAMENTO
DI GIORNALISTI ED EDITORI

Alla ripresa dei lavori parlamentari relativi al disegno di legge sulle intercettazioni (“d.d.l. Alfano”), la FIEG e la FNSI si uniscono per rinnovare al Parlamento e a tutte le forze politiche l’appello ad evitare l’introduzione nel nostro ordinamento di limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca e di sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori.

Tali previsioni violerebbero il fondamentale diritto della libertà d’informazione, garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Gli editori e i giornalisti concordano sulla necessità che sia tutelata la riservatezza delle persone, soprattutto se estranee alle indagini, ma non possono accettare interventi che nulla hanno a che vedere con tale esigenza e che porterebbero ad un risultato abnorme e sproporzionato: limitare, e in taluni casi impedire del tutto, la cronaca di eventi rilevanti per la pubblica opinione, quali le indagini investigative.

Allo stesso effetto di limitazione della libertà di informazione portano le previsioni del disegno di legge che introducono anche sanzioni detentive nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico degli editori, che verrebbe ad aggiungersi in modo confuso a quella del direttore di giornale.

È necessario salvaguardare il diritto di cronaca e di libera informazione, tutelare la funzione della stampa e del giornalista, assicurare il diritto dei cittadini a sapere.

Gli editori e i giornalisti italiani si appellano al Parlamento, alle forze politiche e sociali e all’opinione pubblica affinché vengano introdotte nel ddl Alfano, su questi limitati ma decisivi aspetti, le correzioni necessarie alla tutela di valori essenziali per la democrazia.

Federazione Italiana Editori Giornali Federazione Nazionale della Stampa Italiana

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