Come votano gli altri: il sistema elettorale inglese


Dopo aver visto come funzionano i sistemi elettorali proporzionali in Germania e in Spagna, passiamo oggi a un maggioritario, anzi forse "il" maggioritario per eccellenza. Il Regno Unito è una monarchia parlamentare "di fatto", poiché non esiste una costituzione scritta e solo il Bill of Rights del 1689 stabilisce la sovranità parlamentare sul monarca. Tuttavia, in linea teorica il sovrano può nominare Primo ministro qualsiasi cittadino britannico, anche se la convenzione non scritta vuole che si tratti del leader del partito che vince le elezioni. Il Parlamento è composto da due rami, una Camera dei Lord formata da membri per diritto ereditario e membri nominati e svolge una funzione di emendamento e veto sulle leggi approvate dall'altro ramo, la Camera dei Comuni, che è il vero fulcro della democrazia inglese.

La Camera dei Comuni si rinnova ogni 5 anni, anche se spesso il premier chiede al sovrano di indire nuove elezioni alla fine del quarto anno. La Camera dei Comuni è composta da 646 membri, tanti quanti sono i collegi elettorali in cui è diviso il Regno Unito, tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Ogni collegio elegge un deputato, con un voto diretto, maggioritario e a turno unico. Hanno diritto di voto tutti i cittadini del Regno Unito, del Commonwealth e della Repubblica d'Irlanda che hanno compiuto 18 anni, che risiedono in Gran Bretagna e Nord Irlanda e che sono iscritti nel registro elettorale. Per tradizione, i membri della famiglia reale non votano anche se ne avrebbero diritto.

Il sistema maggioritario puro favorisce i due partiti storici della Gran Bretagna, i conservatori e i laburisti, penalizza le formazioni minori ma avvantaggia le realtà locali con forte radicamento territoriale. Come tutti i sistemi maggioritari, presenta il rischio che la maggioranza in Parlamento non corrisponda alla maggioranza nel paese: nel 1951, per esempio, i laburisti ottennero su base nazionale il 48,9% contro il 48% dei conservatori, ma questi ultimi conquistarono una maggioranza schiacciante alla Camera, 321 seggi. Nonostante la formula garantisca solide maggioranze, ci sono casi eccezionali di governi di minoranza o di coalizione, come l'attuale esecutivo di David Cameron che si regge grazie all'alleanza tra i conservatori e i liberal-democratici di Nick Clegg.

Non c'è un voto di fiducia al primo ministro, che viene nominato direttamente dal Re, c'è piuttosto un voto al programma del governo già insediato. Nonostante il sistema preveda il voto di sfiducia, generalmente basta che la Camera dei Comuni respinga una proposta importante del governo per portare il primo ministro alle dimissioni.

Il sistema maggioritario di tipo inglese è quello per cui votarono gli italiani nel referendum del 1993 per abrogare il sistema proporzionale nell'elezione per il Senato, e un assaggio di questo sistema lo abbiamo avuto nella legge elettorale Mattarella, che cercava di unire maggioritario e proporzionale creando collegi uninominali.

Foto © Getty Images

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO