Tangenti alla "segreteria di Alemanno"? Il PD chiede le dimissioni, il sindaco: «Sinistra indegna»


È un fulmine a ciel sereno quello che si è abbattuto ieri sera sul Campidoglio, con l'accusa di tangenti finite nelle tasche di uomini del sindaco. L'inchiesta, condotta da Paolo Ielo (ex pm di Mani Pulite), riguarda una commessa del 2008, pochi mesi dopo l'insediamento di Alemanno, per l'acquisto di 45 bus da parte di Roma Metropolitane, società controllata dal Comune, per un totale di 20 milioni di euro. Ma secondo gli inquirenti, l'appalto sarebbe stato subordinato al pagamento di una tangente di 600.000 euro con il meccanismo delle sovrafatturazioni. Bus che, per la cronaca, sono poi rimasti inutilizzati.

A fare il nome del primo cittadino è stato il manager Edoardo D'Incà Levis, italiano ma residente a Praga, arrestato un mese fa (e oggi rilasciato) con l'accusa di aver fatto da mediatore nel pagamento della maxi-tangente. Nell'interrogatorio di ieri D'Incà Levis ha raccontato che Roberto Ceraudo, AD della BredaMenarini Bus, anch'egli arrestato, aveva fatto riferimento alla "segreteria di Gianni Alemanno" come destinataria dei soldi. Nel racconto del manager, già inizialmente c'era stato bisogno di un "aiuto" per la commessa, poi la politica aveva continuato a chiedere soldi, anche se il manager "non ha chiesto né saputo" se la segreteria di Alemanno era destinataria di tutta la cifra o solo di una parte. Il sindaco intanto se ne tira fuori.

Escludo nella maniera più categorica che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare. Non ho idea di chi sia il signor D’Incà Levis e né il sottoscritto né la mia segreteria si sono mai occupati di interferire nelle assegnazioni di appalti di qualsiasi genere

Ma la polemica politica non ha tardato a esplodere, e sicuramente avrà ripercussioni sulla campagna elettorale per le comunali del 28 e 29 maggio. Il PD, che ancora non ha un candidato ufficiale per sfidare Alemanno, intanto chiede le dimissioni del primo cittadino. Il segretario PD di Roma Marco Miccoli ricorda gli scandali della giunta Alemanno, a partire da Parentopoli per finire con l'arresto del consigliere Samuele Piccolo, e lo seguono a ruota il capogruppo in consiglio comunale Umberto Marroni, e i possibili partecipanti alle primarie per il Campidoglio Paolo Gentiloni e David Sassoli, che ricordano come Riccardo Mancini, ex amministratore delegato dell'Ente Eur e considerato il destinatario di 150.000 euro di tangenti, sia un fedelissimo del sindaco.

Alemanno risponde dal Twitter e dal suo sito:

È veramente indegna questa sinistra che sulla base delle insinuazioni di un oscuro personaggio si permette di chiedere le dimissioni del sindaco di Roma. Dopo averle provate tutte sul piano della diffamazione, dell’insulto e dei teoremi giornalistici, adesso sferrano il loro ultimo attacco proprio nel giorno in cui inizia la campagna elettorale per le elezioni politiche e regionali. I signori Gentiloni e Sassoli non si illudano: non riusciranno con questi metodi a diventare sindaco di Roma.

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