Pd, forte calo nei sondaggi. Mps, "bomba" ad orologeria?

Oggi il ministro Grilli va alla Camera per cercare di fare luce sul Mps, una matassa che s’aggroviglia e rende incandescente lo scontro elettorale. Intanto la magistratura indaga su otto bonifici per 17 miliardi che sarebbero usciti dalla banca senese: accusati di truffa i manager, mentre sale un forte odore di tangenti da far tremare i polsi.

Il sasso scuote tutta la politica, da sempre intrecciata a doppio filo con il mondo delle banche e della finanza, anche se la tegola, un vero e proprio macigno, piomba direttamente sul Partito democratico (il Mps era un suo feudo: ex sindaci, ex parlamentari, ex politici siedono nel Cda dove su 150 amministratori, un centinaio sono di area democrat), con effetti imprevedibili sull’esito del voto ma già con ripercussioni nei sondaggi: in una settimana il Pd perde l’1,1%.

Addirittura Stefano Fassina, autorevole dirigente pidì, nel maldestro tentativo di difesa, compie un clamoroso autogoal dicendo addirittura che: “Non era il partito che influenzava la Banca, ma era la Banca che influenzava il partito”. Misera gaffe da infantilismo politico o presa per i fondelli per i creduloni di turno? Forse ancor peggio, perché l’esponente del Pd fa intravedere l’altra faccia della medaglia: di qua gli intrallazzi e le commistioni del partito (dei partiti) con il mondo degli affari, di là il partito (i partiti) talmente malmessi e deboli da essere influenzati e da essere sotto il giogo dei poteri forti, in questo caso, delle banche.

Il quadro, al di là degli aspetti giudiziari, appare politicamente chiaro, con il partito (i partiti) e la politica impigliata nel groviglio di interessi particolari nella logica di “una mano lava l’altra”, ovviamente a danno degli interessi generali del Paese e quindi a danno dei cittadini, beffati e chiamati ancora una volta a pagare il salatissimo conto.

Il partito dalla “mani pulite” evocato da Berlinguer resta un mito cui solo una base credulona può prestar fede. Poco conta – anzi! – rilanciare il grido: “Ma gli altri fanno peggio!”.

La vicenda Mps, ultimo anello di una catena di commistioni spurie fra politica e affari, allarga ancora il fossato fra partiti e cittadini alimentando l’antipolitica e chi sull’antipolitica prospera. In questo quadro si capisce perché Beppe Grillo riempie in questi giorni le piazze, risale nei sondaggi, e ha buon gioco nell’alzare il vessillo dell’anti-sistema.

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