Colpo di stato in Honduras: i primi morti del golpe e la promessa di Zelaya

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Il colpo di stato in Honduras, tentato di mascherare dalle oligarchie locali e dai principali media honduregni come atto democratico di liberazione da una "presunta onnipotenza" del capo, ha ricevuto la condanna unanime di Onu, Ue, Alba e Oea, oltre a un duro monito di Obama, segno che forse qualcosa nel continente americano sta davvero cambiando.

Ma i golpisti non si fermano, e la violenza militare ha fatto le prime vittime: la prima è César Ham, parlamentare di Unión Democrática e tra quelli che più si erano spesi in questi mesi per il sogno del referendum per un’Assemblea Costituente. Le poche voci che arrivano, soprattutto tramite la rete, parlano della repressione alle manifestazioni di protesta di ieri.

Unità di forze speciali hanno caricato i dimostranti e iniziato un lancio di lacrimogeni, armati di manganelli e sparando in aria. Molti gli arrestati. Non si sa quante persone sono rimaste ferite, sembra ci sia un particolare accanimento verso i manifestanti più giovani.

Intanto il governo golpista cerca di far passare meno informazioni possibili; Internet è stato oscurato a più riprese, e sempre i militari dell'esercito golpista hanno arrestato l'intera equipe di TeleSUR, il canale d'informazione latinoamericano che ha diffuso ora per ora il golpe.

Zelaya però, con l'appoggio di tutto il continente ( Chavez in prima linea ma anche Lula, Correa e abbiamo visto lo stesso Obama) non cede e ha annunciato oggi dal Costarica che tenterà di rientrare nel Paese giovedì prossimo. Nel frattempo per le strade i movimenti sociali si stanno organizzando, pronti a dare battaglia quartiere per quartiere.

Immagine|Tiempo.hn

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