Al Qaida minaccia attentati contro la Francia se Sarkozy vieterà il burqa


Potrà anche non risultare simpatico a tutti il premier francese Sarkozy, ma quando si muove incarna tutto l'interventismo e il protezionismo culturale del suo popolo, da sempre geloso della sua specificità. E se qualche volta ciò può sembrare ridicolo - come quando si tenta di tradurre qualche termine inglese di uso comune nella lingua madre - spesso invece ci sarebbe da prendere esempio.

Uno di questi casi è la legge che vieta l'uso del velo islamico, promulgata nel 2004. Una norma sacrosanta che tutela la dignità delle donne e che fu ferocemente avversata dalla comunità islamica, che accusò il governo transalpino di razzismo (ma guarda un po' che novità). In realtà la norma vietava qualunque copricapo invasivo, come anche la kippah ebraica, ma i mussulmani la videro come un'imposizione rivolta essenzialmente alla propria religione.

Ora Sarko' ci riprova, perannunciando uno studio di diffusione volto a vietare anche il burqa, altrimenti detto niqab o hijab, ovvero quella specie di scafandro che abbiamo tristemente imparato a conoscere soprattutto dal dramma afghano. Il Primo ministro di Francia quando decide una cosa la fa, e in questo caso non ha esitato a presentarsi davanti al Parlamento, in modo assai irrituale (era la prima volta in 150 anni) per difendere a spada tratta il suo progetto.

E ora ciò ieri gli è valso una drammatica minaccia da Al Qaida, che ha annunciato:

"Ci vendicheremo della Francia e dei suoi interessi con tutti i mezzi a nostra disposizione, per l'onore delle nostre figlie e delle nostre sorelle".

Già. Quelle stesse figlie e sorelle che sono state schiavizzate per secoli, relegate in una posizione di inferiorità nei confronti dell'uomo, e costrette a nascondersi per non farsi vedere. O che da bambine hanno subito l'infibulazione e altre violenze travestite da precetti religiosi. O che sono state lapidate in piazza perché ritenute colpevoli di accuse spesso non provate.

Ma è anche in questi particolari che si gioca la battaglia per la libertà dell'uomo, che in questo momento vede l'Iran al suo epicentro. Come già in passato per i Versetti satanici di Rushdie, e poi per le vignette danesi, è necessario continuare a combattere perché l'uomo abbia diritto alla libera espressione del proprio pensiero, nonché alla propria dignità personale.

Ricordiamoci che siamo davanti a un cambiamento epocale, in cui le flebili forze innovatrici dei paesi civilmente più arretrati stanno guardando all'Occidente in cerca di appoggio. Aiutarli ad avere il coraggio di cambiare le cose è nostro preciso dovere. Partendo proprio da una legge anti-burqa e anti-velo di cui anche l'Italia - ancora legata alla vecchia norma sulla riconoscibilità, troppo generica e interpretabile - avrebbe davvero bisogno.

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