"Siamo oggetto di barbarie ma ti inviterò ancora a cena". Il giudice Mazzella scrive a Berlusconi


Caro Silvio, siamo oggetto di barbarie ma ti inviterò ancora a cena.
Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché sto cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell'Ovra (la polizia segreta fascista) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo.
Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali.

Invece di dimettersi e di provare almeno un po' di vergogna, il giudice costituzionale Luigi Mezzella, quello che ha invitato a cena Berlusconi e Alfano e poi dovrà decidere sulla costituzionalità del Lodo Alfano che salva Berlusconi dai processi, rilancia e scrive una lettera, o meglio un comunicato di rivendicazione, in cui farnetica di fascismo, libertà minacciate, totalitarismo e barbarie.

Probabilmente una persona preposta alla difesa della Costituzione che grida al totalitarismo quando gli si fa notare l'inopportunità di una cena non dovrebbe ricoprire quell'incarico e farebbe meglio a lasciarlo, magari per dare una ripassatina alla storia e rammentare cosa sono i totalitarismi e cosa è stato il fascismo.

Chissà come mai gli unici giudici che Berlusconi non detesta sono quelli costituzionali...

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