Campagna elettorale, solo bolle di sapone. L'Italia reale fra precarietà e illegalità nel lavoro, bassi salari, aumento dei prezzi

A una campagna elettorale incentrata sulle bolle di sapone sfuggono due temi significativi: il primo riguarda il lavoro, specificatamente i contratti; il secondo riguarda il costo della vita delle famiglie.

Solo il 17% dei nuovi contratti di lavoro sottoscritti in Italia è a tempo determinato. Questo dice l’ultimo Rapporto sulla vigilanza del ministero del Lavoro, riferito ai primi 9 mesi del 2012, secondo il quale nel periodo sono stati attivati 4.983.964 contratti a tempo determinato, 1.369.593 contratti a tempo indeterminato, 623.507 collaborazioni e 219.230 rapporti di apprendistato. Sono stati firmati inoltre 732.476 altri contratti tra lavoro intermittente, contratti di agenzia ecc. In particolare si è registrato una montagna di contratti di lavoro intermittente (+16%), con 605.551 rapporti attivati nel periodo. All’Emilia Romagna spetta la palma del lavoro intermittente, con 88.016 contratti di questo tipo siglati in 9 mesi.

Ma oltre alla precarietà dilaga anche l'illegalità: Inps, Inail e ministero del lavoro hanno ispezionato 243.847 aziende nel 2012, scoprendo irregolarità nel 63% dei casi. I lavoratori irregolari nell'anno sono stati 295.246 (100.193 di questi completamente in nero). Sono stati recuperati 1,6 miliardi di contributi e premi evasi.

Ma non basta. Le retribuzioni contrattuali orarie sono salite nella media del 2012 solo dell'1,5%, mentre i prezzi sono cresciuti del doppio: il 3%. Mai prima d'ora era stato registrato un incremento così basso. Così il «junk food», il cibo di scarsa qualità, è per molti italiani l'unico rifugio nel tempo di crisi.

In questo quadro si capisce come i consumatori non credono nella ripresa. Le flessioni –dati Istat - sono nette nella componente del clima personale (da 90,7 a 89,3), e, in misura più lieve, in quella relativa al clima economico generale (da 72,9 a 72,7). Diminuiscono, poi, anche l'indicatore del clima corrente (da 91,4 a 90,9) e quello riferito alla situazione futura (da 78,0 a 77,1). Peggiorano, secondo i ricercatori dell'Istituto di statistica, anche le aspettative sulla situazione economica dell'Italia (da -133 a -135 e da -60 a -61 i relativi saldi). Aumentano poi le attese sulla disoccupazione (da 104 a 106 il saldo).

Dall’altra parte c’è la politica, con le sue manovre, i suoi piccoli e grandi scandali quotidiani. Dall’altra parte, appunto.

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