Esplode il fenomeno think tank, internet risolve il conflitto di interessi


Forse ci siamo. La tanto invocata interazione tra politica e rete arriverà nei prossimi mesi. Più che per fiducia nel mezzo, per furbizia. Negli ultimi sette giorni sono stati presentati alla stampa ben due progetti di think tank; così sono definiti i siti internet negli Stati Uniti che ospitano delle discussioni su delle idee possibilmente rivoluzionarie.

Oltre a italiafutura.it di Luca Cordero di Montezemolo, recensito da Dagospia come il primo provvedimento per avvicinare il presidente della Ferrari alla politica attiva, il Ministro dell’Economia Tremonti con la collaborazione di Giuliano Amato ha aperto crusoe.it per fare concorrenza a lavoce.info. Progetto ben più noto dell’economista Tito Boeri.

Al di là delle scelte stilistiche dei progetti, Giulio Tremonti avrà optato per un riferimento letterario per non essere da meno del Ministro Bondi già poeta per Vanity Fair, la presenza on line degli attori della politica merita una serie di considerazioni.

L’investimento sulla rete è figlio del successo ottenuto da alcuni recenti progetti politici. Con una comunicazione, molto simile a quella adottata da Umberto Bossi per rendere credibile la Lega, Di Pietro ha investito solo su internet tanto che ha giustificato il mancato aiuto economico ad Antonio Padellaro, ex direttore dell’Unità e prossimo responsabile del Fatto, dichiarando all’Espresso:

“Ho grande stima di Padellaro, ma noi vogliamo sviluppare la nostra attività di comunicazione e di rapporto con i cittadini elettori attraverso la Rete, dai social network alla televisione ai blog. Siamo convinti che in presenza dello sfacciato conflitto di interessi che Berlusconi porta con sé e del controllo che ha dei media, la Rete sia il solo strumento che ci consente di fare una politica libera”.

Sfruttando un meccanismo già sperimentato dai media, sempre più pronti a coinvolgere l’utente per giustificare l’assenza di una proposta propria, questi progetti aggregano idee di persone che sono il più delle volte pagate dai cittadini per risolvere i problemi del paese.

“Cosa si nasconde dietro tanto attivismo – scriveva sul Riformista Alessandro Campi, direttore della fondazione FareFuturo - come si deve interpretare un simile accavallarsi di iniziative pre- o meta-politiche, tutte rivolte - almeno sulla carta - alla produzione di ricerche e piani di riforma, alla formazione di una nuova etica pubblica e alla costruzione di un’Italia più decente e meglio funzionante dell’attuale? A pensare male, lo si potrebbe considerare un espediente fumoso e tattico: come la copertura nobile ed edificante, scelta da singoli politici o da singoli protagonisti della scena economica, per compensare il vuoto etico e progettuale nel quale siamo sprofondati da qualche anno e che ha toccato in particolare proprio i nostri gruppi dirigenti”.

Non per essere polemico. Non sarebbe stato più economico per tutti risolvere il conflitto di interessi?

Foto | Flickr

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