Sanatoria, pacchetto sicurezza e reato di immigrazione clandestina: il governo in un vicolo cieco


La proposta di Giovanardi di una regolarizzazione di massa per i circa 500.000 cittadini stranieri senza permesso di soggiorno ma impiegati presso le famiglie italiane come colf o badanti minaccia di rivelare al paese intero in che razza di vicolo cieco è andata a infilarsi la maggioranza. Vediamo approfonditamente come e perché.

Il peccato originale è rappresentato dalla legge Bossi-Fini: non prevedendo sostanzialmente nessun modo realistico, per un immigrato alla ricerca di lavoro, di stabilirsi in Italia regolarmente, ha reso il passaggio attraverso uno stato di clandestinità la via maestra attraverso cui gli immigrati giungono ad ottenere un impiego e poi, attraverso quello, alla regolarizzazione.

Avete presente le periodiche file di stranieri davanti alle poste, che presentano la domanda di regolarizzazione al posto del proprio datore di lavoro, mentre loro dovrebbero secondo il dettato della legge trovarsi in quel momento al di fuori dei confini italiani? In quell'immagine è racchiusa tutta l'ipocrisia della Bossi-Fini, evidentemente inapplicabile e disapplicata.

Secondo passo verso il fondo della via, la criminalizzazione dello stato di clandestinità. Per le ragioni di cui sopra, il numero di irregolari in Italia si situa tra le 500 e le 750mila unità. In queste condizioni, creare un reato ad hoc significa gettare sul piatto di una giustizia già prossima alla paralisi e di un sistema di forze dell'ordine in forte crisi quasi 1 milione di nuovi ricercati.

Significa inoltre criminalizzare (direttamente o indirettamente) un numero altissimo di famiglie italiane e uno ancora più elevato di potenziali elettori. In questi termini, la norma finirà evidentemente per essere ampiamente disattesa nell'Italia reale, e può servire solo a scopi di propaganda.

E qui si inserisce la proposta di Giovanardi: risolvere il problema regolarizzando chi c'è (ma non tutti: solo badanti e colf), e ripartire quasi da zero con una norma molto più severa di prima. Peccato che questo vanifichi quell'auspicato effetto deterrenza che avrebbe in teoria potuto essere il solo risultato concreto (oltre all'ampliamento del bacino elettorale della Lega Nord) della legge.

I governi italiani (di tutti i colori) hanno infatti finora proceduto così: "digerendo" progressivamente, attraverso sanatorie successive, l'altissimo numero di irregolari prodotto da leggi eccessivamente restrittive. Un modus operandi che crea un effetto assolutamente opposto rispetto all'auspicata deterrenza, diffondendo tra i migranti l'idea che una permanenza irregolare in Italia sia un passaggio necessario (e tollerato) sulla strada del pieno inserimento nel nostro paese.

D'altra parte insistere sulla linea "dura e pura" della Lega si dimostra altrettanto miope: creare un reato che sarà nei fatti non perseguito (se non in qualche sporadico caso) per manifesta impossibilità del persecutore, può servire tutt'al più come punto saliente di quella campagna di immagine (buoni: no; cattivi: sì) che il Carroccio sta propinando con successo all'elettorato. E non è detto che non sia questo l'unico obiettivo di Bossi & co.

Di sicuro, non servirà a risolvere i problemi dell'immigrazione: che effetto deterrente può avere infatti un reato che viene commesso impunemente da centinaia di migliaia di persone, con la complicità di milioni di italiani?

L'impasse è abbastanza scontato, poiché discende direttamente dal peccato originale, la legge Bossi-Fini: finché non si darà ai migranti una chance realistica di acquisire lavoro e permesso di soggiorno nel rispetto delle regole, l'irregolarità costituirà un fenomeno troppo diffuso per poter essere effettivamente perseguito da un paese che - di suo - mostra sempre delle grosse difficoltà quando si tratta di far rispettare le regole.

La proposta di Giovanardi rivela poi molte altre cose sulla cultura politica della nostra classe dirigente e degli italiani stessi: a noi non piacciono i diritti universali e le regole certe, da far rispettare intransigentemente; a noi piace la discrezionalità, che fa strame dell'uguaglianza di trattamento ma garantisce la massima flessibilità nell'accontentare, di volta in volta, gli interessi particolari di chi si vuole compiacere.

Un parallelo calzante, a questo proposito, è quello con il sostegno alla disoccupazione: invece di implementare un sussidio unico per tutti, esigibile come diritto (e quindi non negoziabile), si preferisce mantenere l'assurdo e ingiusto sistema della cassa integrazione, che però consente di volta in volta negoziazioni che permettono al potente di turno (tra cui i sindacati) di "elargire" un diritto che dovrebbe essere acquisito, rafforzando così la propria posizione nei confronti dei cittadini.

Allo stesso modo, invece di indicare un percorso chiaro per l'immigrazione legale in Italia, si preferisce proibire e criminalizzare tutto e tutti, salvo poi concedere arbitrariamente una regolarizzazione una tantum, ma solo per alcune tipologie di lavoratori, per accontentare quella parte di cittadini italiani che diventerebbero complici di reato.

Un gioco delle parti che permette a tutti di massimizzare il consenso: sia a chi avrà fatto la parte del "poliziotto cattivo" (la Lega Nord) che a quegli ambienti della maggioranza che vogliono fare i "buoni del giorno dopo". Finché agli italiani tutto questo piace, non si vede perché dovrebbero essere loro stessi a cambiare uno schema così redditizio.

Foto | Flickr.

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