Elezioni Lazio 2013, il Tar riammette la lista radicale Amnistia Giustizia e Libertà

Con una decisione auspicata dall'intera dirigenza di Radicali Italiani, il Tar del Lazio ha riammesso ieri la lista Amnistia Giustizia e Libertà, cui l'ufficio elettorale della Corte d'Appello di Roma lo scorso 27 gennaio aveva negato la possibilità di accesso alle elezioni regionali del Lazio.

Due principalmente i motivi avanzati dalla Corte: primo l'evidente squilibrio di genere presente in lista, con 5 donne e "solo" 4 uomini candidati (Giuseppe Rossodivita, candidato presidente, escluso) e, secondo, la tardiva rinuncia di Antonella Casu.

Una decisione immediatamente contestata dai Radicali, la "galassia" cui si lega la lista elettorale Amnistia Giustizia e Libertà, che avevano presentato ricorso al Tar due giorni fa.

Chi è abituato a seguire le vicissitudini radicali e il classico bailamme ordinatamente caotico della storica sede di via di Torre Argentina a Roma non è rimasto sorpreso dalla decisione del Tar, ma certamente l'altalena (tra "l'epurazione" dal Pd, il "taxi" de La Destra, le chiacchiere senza di un accordo sottobanco tra Pannella ed il Pdl, i fantomatici pranzi segreti, manco troppo vista la location, con Nick o' mericano) ha arrecato un forte danno alla lista Amnistia Giustizia e Libertà, che oggi ha meno di un mese per una campagna elettorale povera di denari e con l'acqua alla gola.

La non ammissione della lista per le elezioni regionali del Lazio era stata duramente contestata dal candidato presidente Rossodivita: nel ricorso presentato al Tar si contestava sia la decisione dell'ufficio elettorale centrale della Corte d'Appello, che non ammise la lista, sia il provvedimento del giorno successivo di respingimento della richiesta di riammissione (dopo la rinuncia di Casu).

Nella sua sentenza il Tar spiega:

il provvedimento di esclusione della lista appare viziato laddove non ha ammesso la rinunzia della candidata Antonella Casu presentata proprio al fine di ripristinare il rispetto del principio di parità contestato

ma non solo; il tribunale amministrativo, nell'atto che ha riportato in legittima corsa la lista radicale di Amnistia Giustizia e Libertà, si è pronunciato anche sulla curiosa questione delle "quote azzurre" o "quote rosa", insomma il casus belli del diniego della Corte d'Appello. Scrive il Tar che

l'eccesso di rappresentanza femminile nella lista originaria non costituisce motivo per derogare alla previsione dell'esatta parità. Deve pertanto escludersi che il candidato alla presidenza della Regione, ancorchè formalmente capolista della lista regionale, possa essere computato ai fini del meccanismo della paritaria rappresentanza dei sessi

Soddisfatto il candidato presidente Giuseppe Rossodivita:

Non abbiamo vinto solo noi ma hanno vinto la democrazia, le donne e quelle leggi introdotte nell'ordinamento per garantire la presenza delle donne nelle istituzioni. [...] il Tar ha voluto dare alle norme che disciplinano una lettura costituzionalmente orientata nel rispetto degli obblighi comunitari e internazionali

sottolineando inoltre che una non ammissione, secondo i ricorrenti, sarebbe stata interpretata come una violazione dei diritti dell'uomo.

Per restare su "tematiche radicali", legate strettamente proprio ai diritti civili ed umani, nella giornata di ieri il Ministero dell'Interno ha spiegato che i detenuti non privati di diritti civili potranno votare alle prossime elezioni regionali di Lazio, Lombardia e Molise solo se reclusi nella medesima regione di residenza:

Per le elezioni regionali in Lombardia, Lazio o Molise, i detenuti saranno ammessi al voto purché siano elettori di una delle regioni interessate, cioè siano iscritti nelle liste elettorali di uno dei comuni della regione, e purché siano reclusi in istituti penitenziari della regione medesima.

Come prima cosa si può dunque mettere agli atti un fatto preciso: il diritto di voto, in Italia, non è garantito a tutti.

Via | Agenzia Radicale
Foto | Flickr

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