Barack Obama la prima intervista su Avvenire, per Eugenio Scalfari è intervenuta la Conferenza Episcopale



La notizia, proprio perché apparsa su un quotidiano minore (laddove per minore intendo una tiratura) meno "visibile" dei giornali più venduti, non ha avuto la giusta attenzione.

Stando a quanto scritto ieri da Christian Rocca per Il Foglio la prima intervista italiana rilasciata dal Presidente degli Stati Uniti non sarebbe stata concessa alle testate più forti, come abitualmente accadeva. A sorpresa, anche se si potrebbe pensare che la posizione del Vaticano sulla vita privata del Premier abbia pesato, Barack Obama si è confessato a Elena Molinari che lavora per l’Avvenire. Al quotidiano della Conferenza Episcopale il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato:

“Quanto alla comunità gay e lesbica di questo Paese, penso che venga ferita da alcuni insegnamenti della Chiesa cattolica e dalla dottrina cristiana in generale. Come cristiano, combatto continuamente fra la mia fede e i miei doveri e le mie preoccupazioni nei confronti di gay e lesbiche. E spesso scopro che c’è molto ardore su entrambi i fronti del dibattito, anche fra chi considero essere ottime persone. D’altra parte, rimango fermo a quanto ho espresso al Cairo: ogni posizione che liquidi in modo automatico le convinzioni religiose e il credo altrui come intolleranti non capisce il potere della fede e il bene che compie nel mondo”.

Intuibile lo smacco subito da Repubblica che più di altri, nelle ultime settimane, ha posto una serie di dubbi sul mandato del Primo Ministro Silvio Berlusconi.

Secondo Eugenio Scalfari Barack Obama non avrebbe preferito l’Avvenire per professionalità, preso atto che della richiesta avanzata dalla redazione di Repubblica (secondo la quale il Presidente degli Stati Uniti avrebbe dovuto rispondere alle domande di ben tre giornalisti del quotidiano), quanto per l’ingerenza vaticana nella vita pubblica italiana che nel suo editoriale domenicale scriveva:

“Non vende molto l’Avvenire ma rappresenta la Conferenza episcopale”.

Non so se l’osservazione mi è concessa ma non era meglio che il fondatore di Repubblica ponesse l’accento sulle condizioni a causa delle quali il quotidiano per il quale ancora scrive non è riuscito ad avere una notizia?

La stessa autocritica che si chiede a Berlusconi dovrebbe valere per tutti. Giornalisti, sì anche quelli più illustri, inclusi.

Foto | Flickr

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