Ore 12 - La "bomba" di Beppe Grillo sulle macerie del Pd

altroPiero Fassino, riferendosi alla “bomba” della candidatura a segretario del Pd di Beppe Grillo, si rifugia in una inutile frase fatta “non è una cosa seria”.

L’ex segretario dei Ds si sbaglia. E’ il Partito democratico che non è una cosa seria.

L’ultimo atto del (presunto) stupratore romano (e le polemiche conseguenti), dimostrano lo stato di un partito allo sbando, in decomposizione.

Grillo non è Pannella e darà seguito alla sua provocazione: mettergli il veto, non dargli la tessera, è quello che il comico vuole. Sarà come buttare benzina sul fuoco, un roteare di sciabole sul nulla.

Il nodo vero resta uno solo: il fallimento del Pd. Partito nella tenaglia della debolezza politica che genera altre debolezze. Dalla debolezza politica nasce la commistione fra potere , partito, affari, nasce la questione morale, cui l’ultimo atto dello stupratore romano è “solo” una scheggia impazzita.

Non c’è nessun cambio di passo in questa fase precongressuale. E nessun cambio di passo ci sarà al congresso. Le ripetute debacle elettorali sono state catastrofi annunciate, frutto di leadership inesistenti, di scelte politiche sbagliate, di una situazione di paralisi, smottamento e smarrimento.

Il trasformismo, riprovevole sotto l’aspetto etico, è uno dei mali del partito che ovunque ha rotto l’antico radicamento politico e sociale e anche nelle regioni rosse ha evidenziato una gestione del potere sempre più paternalistica e burocratizzata.

Così è passata fra la gente, anche nei ceti per decenni serbatoio di voto della sinistra, la logica del “sono tutti uguali”. La gente non ha votato Pd e si allontana dal Pd perché ritiene che questo Pd non la rappresenta e non è credibile, sentendosi addirittura traditi. Il retaggio di antiche “appartenenze” ideologiche, le nuove divisioni per spartirsi le rimanenti leve del potere, alimentano nel partito nuove lacerazioni, creando ulteriore delusione e sconcerto nella base.

La capacità e la volontà di un confronto sui grandi temi politici e istituzionali e sul grande progetto riformista, si sono liquefatti sotto i colpi di una classe dirigente che ha raccolto, non solo in tema di corruzione e clientele, il peggio del peggio dei singoli partiti di provenienza. E queste sono oggi le conseguenze. Il pesce puzza dalla testa.

Siamo all’ennesimo tentativo che evoca l’ennesimo fallimento. Come è possibile procedere a una rifondazione politica, culturale, morale e di valori rinnovando subito e nel profondo uomini, idee e metodi? Tutt’al più si ripulirà la superficie, nascondendo la polvere sotto il tappeto e tirando a campare ancora un po’.

Sembra oramai impossibile ricostruire una nuova classe dirigente, ridefinendo una nuova capacità di selezione e di rappresentanza. Può fare la vittima (il censore o il giudice) chi è causa del propri mali? Che fare, oltre che stendere un velo pietoso?

La sortita di Beppe Grillo solleva un polverone sotto il quale si cela il campo di macerie del Pd.

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