Verso il voto: una Italia da temere

La campagna elettorale ufficiale chiusa a mezzanotte lascia spazio a quella della caccia all’ultimo voto. Ogni minuto è ancora buono. Ogni voto è prezioso. Si passa, per così dire, da una partita a “zona” (ricerca di grandi masse, di grandi numeri) a una partita a “uomo” (ricerca del singolo elettore, specie gli indecisi). Se nella prima, Berlusconi e il Pdl sono avvantaggiati (anche per il sistema televisivo e dei media), nella seconda, a primeggiare sono Veltroni e quelli del Pd (anche per una organizzazione più allenata e capillare).

Spente le luci e tirati giù i tendoni, il “circus” della politica “riflette”. Soprattutto sul tipo di campagna elettorale impostata e realizzata. Già. Quale campagna elettorale? E’ proprio vero che è stata così piatta e (a parte le frecciate fra Berlusconi e Veltroni) senza virulenza e senza particolari “traumi”? E’ proprio vero che non ha lanciato “messaggi” anche preoccupanti? Evidentemente si sottovaluta un fatto non di grandi dimensioni ma certamente indicativo dello status del Paese, della mentalità e della concezione democratica di “certi” italiani.

Il fatto viene dalla campagna elettorale di Giuliano Ferrara. Il direttore del Foglio e della lista Aborto ha dovuto subire una contestazione permanente con atti di vero e proprio vandalismo. Una caccia all’uomo organizzata e messa in atto da frange dei cosiddetti Centri sociali e da supporter di quella sinistra di giovani scapestrati di tutte le età e di “raffinate” signore e signorine. Lungi da noi di parteggiare, nel merito, per le idee dell’elefantone Giuliano.

Ma ha ragione Gian Paolo Pansa sull’Espresso: “La caccia all’uomo resterà il simbolo di questa campagna elettorale”. Esagerato? Forse. Ma la storia (anche recente) insegna che si parte dai fischi, poi dai rulli di tamburo, poi allo “scemo scemo”, quindi al “taci buffone”, fino a proibire a chi non la pensa come te di parlare e di scrivere. Si arriva al bruciare fantocci, alla rissa, al pestaggio. Alla fine del percorso c’è la P 38. I morti ammazzati. Il sangue innocente.

Di questo passo l’Italia non solo rischia di diventare la Repubblica delle banane (come tanti episodi dimostrano) ma di essere (se per parlare ci vuole la scorta di polizia e carabinieri) a un passo da una democrazia “dimezzata”. Ancora Pansa: “si è insediata una repubblica falsa, senza più legge, senza autorità, senza dignità che si regge su una Costituzione ridotta a carta straccia”. Di queste cose Berlusconi e Veltroni hanno mai discusso? Meglio parlare dei lavavetri e dei rom, di Totti nani e ballerine, raccontar frottole e fare promesse che nessuno mai manterrà. Comunque, chiunque vincerà le elezioni, si troverà davanti questa Italia. L’Italia senza il diritto di parola. Un’Italia da temere.

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