La portavoce degli uiguri Rebiya Kadeer candidata al Nobel per la Pace


A poco più di una settimana dalla strage dello Xinjiang i principali mass media hanno progressivamente perso interesse per una vicenda che ad oggi, secondo gli ultimi dati recuperati attraverso internet, avrebbe causato centinaia di morti.

Vite che Rebiya Kadeer sta cercando di tutelare raccontando in tutto il mondo i problemi della sua popolazione. Rebiya rappresenta infatti per gli uiguiri quello che per il Dalai Lama rappresenta per il popolo tibetano.

Candidata al premio Nobel per la Pace la signora Kadeer è stata recentemente in Italia dove ha presentato la sua biografia “La Guerriera Gentile”. In quell’occasione è stata intervistata per il prossimo numero di Popoli da Federico Bastiani che ringrazio per averci permesso di ragionare su questa intervista.

Rebiya Kadeer, durante l’incontro, oltre a precisare che il suo popolo non chiede l’indipendenza alla Cina ha spiegato perché prima di lei nessuno ha saputo diventare il portavoce degli uiguri.

“Negli anni cinquanta – ha dichiarato Rebiya Kadeer - alcuni rappresentanti uiguri sono stati invitati da Mao Zedong e da Stalin per parlare del Turkestan orientale però durante il viaggio verso Pechino l’aereo dove stavano viaggiando è stato fatto esplodere. Ci sono stati altri leader ma ogni volta che tentavano di parlare o venivano condannati a morte, o torturati, o imprigionati quindi nessuno prima di ma ha avuto il diritto di parola”.

Consapevole, inoltre, delle similitudini che lega il suo popolo a quello tibetano Rebiya ha precisato durante l’intervista perché la religione abbia alimentato i pregiudizi nei confronti degli uiguri.

“I tibetani sono buddisti quindi la comunità internazionale li associa ad un popolo pacifico invece noi uiguri siamo musulmani e purtroppo la comunità internazionale vede i musulmani in modo negativo”.

A chi poi si è convinto che la ricchezza della Cina possa diventare il mezzo per garantire ai cittadini una civile libertà spiega:

“La crisi economica verrà usata per portare i paesi democratici dalla parte dei cinesi, anche quei paesi che prima si schieravano dalla nostra parte”.

Se è vero, come è stato ripetuto durante il G8, che le decisioni sull’equilibrio mondiale saranno presi non più solo da otto paesi allora altri candidati illustri al Nobel per la Pace (in lizza ci sono anche Barack Obama e Nicolas Sarkozy) dovrebbero annunciare ufficialmente il loro appoggio a Rebiya Kadeer. Solo allora si potrà sostenere che l’economia è figlia della democrazia. E non viceversa. Come accade oggi.

Foto | smh.com.au

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