Honduras, Micheletti disposto a dimettersi "purchè non rientri Zelaya"

honduras Più passano i giorni e meno chiara sembra la situazione in Honduras. L'attesa prolungata fa il gioco dei golpisti più che lasciare spazio per una mediazione per il rientro di Zelaya, presidente democraticamente eletto. L'attesa infinita permette ai golpisti di guadagnare terreno, di stabilizzarsi, e vede il fronte internazionale perdere unità d’intenti.

Micheletti sostiene di essere pronto a rinunciare alla carica purchè non rientri il legittimo presidente. Nel silenzio intanto il regime manda in giro i suoi squadroni della morte a punire e uccidere ( Róger Bados, un sindacalista e un militante dell’organizzazione Bloque popular è stato assassinato alcuni giorni fa in casa sua), e i media stranieri non ci sono più.

I pochi giornalisti che volevano rimanere, di Telesur e VTV, sono stati arrestati, chiusi in albergo, malmenati, presi di peso, ed espulsi dal paese. Inutile negare il ruolo decisivo degli Stati Uniti in questa vicenda. La domanda è: dopo le parole di condanna quando Obama e soci passeranno ai fatti, ossia al boicottaggio economico?

Le domande posta da Chavez all'amministrazione Usa, promotrice della mediazione, restano più che legittime:


“Se siete così fermi in difesa del governo legittimo perché siete praticamente gli unici a non aver ritirato l’ambasciatore da Tegucigalpa? Perché non fate tutto il possibile in tema di pressioni economiche?”

Negli ultimi giorni intanto a Tegucigalpa ci sono state diverse manifestazioni pro-Zelaya e per oggi sono in in programma altre marce di protesta: il Fronte nazionale di resistenza contro il golpe dello scorso 28 giugno ha infatti reso noto che intende bloccare le arterie delle principali città, oltre alle dogane lungo le frontiere del paese. I cittadini, stufi delle mediazioni politiche, si preparano alla rivolta?

Immagine|Honduras en el mundo

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