Travaglio: un idolo grillesco che voterà (Di Pietro)

Marco TravaglioMarco Travaglio, idolo del popolo grillesco del "tanto sono tutti uguali", sceglie Antonio di Pietro. Ed è una scelta di un certo rilievo, visto che Travaglio è sicuramente una delle figure giornalistiche più influenti e contestate di questi ultimi anni. Tutto cominciò con la nota intervista con Daniele Luttazzi nel programma Satyricon, quando Travaglio andò a spiegare gli esplosivi contenuti del suo ormai celebre libro L'odore dei soldi, dedicato all'ascesa economica di Berlusconi.

Da quel momento Travaglio si è guadagnato la fama di autore a cavallo tra ricostruzioni giudiziarie e difesa della legalità, venendo bollato da molti come sinistrorso. In realtà, pur essendo sicuramente uno dei teorici dell'antiberlusconismo, Travaglio è spesso e volentieri bipartisan nei suoi attacchi, arrivando a fare durissimi articoli contro i dirigenti DS all'epoca dell'affaire Unipol, e a scrivere un libro di durissima critica al centrosinistra (Uliwood Party).

Noto per aver messo in chiaro i precedenti giudiziari di parlamentari e candidati, Travaglio è stato particolarmente vicino alle posizioni di Beppe Grillo sul tema delle "Liste pulite", arrivando a partecipare direttamente al primo V-Day sul palco di Bologna. A differenza di Grillo, ormai partito sulla via del populismo bieco alla "tanto sono tutti uguali", Travaglio invece ha scelto di votare per l'Italia dei Valori. Vediamo come e perché.

In un articolo sul sito di Antonio Di Pietro,Travaglio parte dalle delusioni rispetto al suo voto all'Italia dei Valori nel 2006, ma spiega perché vadano rifiutate le facili sirene dell'astensionismo o del qualunquismo. Dice Travaglio:

...penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero tre in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il «meno peggio», ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.

Per giustificare la scelta dell'Italia dei Valori, Travaglio percorre poi una lista di candidati che lo hanno convinto che no, non sono tutti uguali. Tra questi nomi Pancho Pardi (professore simbolo della stagione dei girotondi), Teresa Condropari(simbolo della lotta alla 'ndrangheta), Beppe Giulietti (strenuo difensore della libertà d'espressione e dell'Articolo 21) e Franco Barbato (sindaco anticamorra campano).

A conclusione del suo endorsement, Travaglio lascia poi una lista di cose che non si sono fatte, o che si dovrebbero fare, e che secondo lui solo l'Italia dei Valori, e non l'astensionismo o i "vaffa", possono portare a possibile realizzazione. Segno che, al momento di decidere cosa farne della malmessa democrazia italiana, anche per gli intellettuali più liberi e critici (compreso Dario Fo, che ha annunciato di votare Partito Democratico), arriva il momento di tirare fuori la testa dalla sabbia e fare una scelta che non sia il non scegliere, anche se ammantato di facili slogan e consenso da bar.

UPDATE. Di seguito il video di un'intervista realizzata da Micromega a Travaglio dove spiega i motivi del suo endorsement.

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