19 luglio 1992, Via D'Amelio: una strage di Stato?

Il 19 luglio 1992, in via d'Amelio a Palermo, il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta venivano assassinati con un'autobomba collocata da uomini legati alla mafia. Questo almeno è quanto, dopo 17 anni, sembrava essere stato appurato dalle inchieste della magistratura.

Inchieste che invece sarebbero state riaperte dopo che un pentito avrebbe smentito un altro collaboratore che si era accusato di aver collocato l'auto piena di esplosivo in via d'Amelio. Ma non si tratta di un dettaglio nella ricostruzione giudiziaria della vicenda, dato che tornano fuori con forza le ipotesi di un coinvolgimento dei servizi segreti italiani (della loro attivissima quanto potente componente "deviata") nella strage: una serie di strane coincidenze porterebbero infatti a presupporre una pianificazione molto professionale dell'attentato.

Secondo la ricostruzione di Repubblica, sono stati trovai appunti con i numeri di cellulare del capo dei servizi a Palermo, un castello e un albergo che sarebbero stati utilizzati come base dagli 007 attivi nel capoluogo siciliano, strani rapporti con chi avrebbe prodotto il telecomando usato per far saltare l'autobomba...

La solita passione italiana per la dietrologia oppure, come sostiene Salvatore Borsellino, la strage di via D'Amelio è una strage di Stato?

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