Università: premiati gli atenei migliori col Fondo Ordinario 2009. La Gelmini ne fa una giusta?


Della riforma gelmini - vasta etichetta mediatica sotto la quale sono stati riuniti provvedimenti molto diversi - si è parlato fino allo sfinimento nei mesi scorsi, anche qui su polisblog. E di particolare vivacità è stato il dibattito sull'università.

Con qualche semplificazione, possiamo riassumerlo così: il ministro Mariastella Gelmini ha denunciato inefficienze e sprechi dell'università italiana, auspicando un miglioramento. I suoi critici hanno però fatto notare che il taglio indiscriminato dei finanziamenti al mondo della ricerca (già tra i più bassi d'Europa) non avrebbe distinto tra colpevoli e virtuosi, finendo per punire il tanto invocato merito.

Forse oggi qualcuno di questi critici si rallegrerà di scoprire che il Ministero dell'Università e della Ricerca ha assegnato una parte dei fondi destinati alle Universita' sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità, attribuendo più finanziamenti agli atenei giudicati migliori.

Il 7% del Fondo di finanziamento ordinario, cioe' 525 milioni di euro, e' stato infatti distribuito in base alla qualita' della Ricerca e della didattica degli Atenei. In particolare, i 2/3 di questo fondo sono stati assegnati in base alla qualita' della ricerca, 1/3 in base alla qualita' della didattica

La prima conseguenza di questo provvedimento è un premio per l'Università di Trento, i politecnici di Milano e Torino e gli atenei di Padova e Bologna. Punite invece Foggia e Macerata (che vedranno ridursi i fondi) anche se il ministero, forse per rassicurare chi teme un drenaggio di fondi dal meridione verso il nord, sottolinea come siano "molte le Universita' del Centro-Sud promosse".

La Gelmini ha comprensibilmente posto molta enfasi sul fatto che si tratti della "prima volta in Italia" che un tale meccanismo viene messo in piedi. In realtà, un breve giro su google porta a scoprire che anche il tanto vituperato ultimo governo Prodi aveva avuto la stessa idea. In un articolo del Corriere del 3 agosto 2007 si può leggere infatti quanto segue:

«Spendere meglio ». Premiando i virtuosi grazie ai parametri di efficienza che saranno stabiliti presto dall'Agenzia Nazionale di Valutazione, che secondo Mussi sarà operativa entro l'anno. Il 5% del Fondo ordinario, ovvero quasi 350 milioni di euro, dovrebbe essere ripartito già nel 2008 tra le università che hanno i migliori parametri e rispetto ai quali ricevono meno fondi di altre, sovrafinanziate in rapporto ai risultati

Ci si potrebbe rallegrare quindi del fatto che un tale provvedimento costituisca un punto di convergenza condiviso da tutto l'arco politico (anche se l'Italia dei Valori sembra non essersene accorta, dal momento che ha interrotto la conferenza stampa del ministro di oggi per ragioni del tutto estranee all'università). Tuttavia non siamo assolutamente, noi italiani, in condizione di poterci accontentare.

Il provvedimento illustrato, benché positivo, non basta perché i dati mostrano come la spesa italiana per università e ricerca sia abbondantemente sotto le medie UE e OCSE, e che i paesi che più investono in questi settori sono anche quelli che si garantiscono migliori performance economiche.

Per rovesciare una frase-feticcio dei politici, si potrebbe metterla così: per l'università italiana oggi non basta spendere meglio, bisogna anche spendere di più

Foto | Flickr.

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