Rassegna stampa estera. Oltre le intercettazioni di Berlusconi: crisi, immigrazione, tagli alla cultura e relazioni internazionali pericolose per l'Italia


L'attenzione dei media stranieri per l'Italia è catturata in gran parte dalla vicenda delle registrazioni Berlusconi - Patrizia D'Addario, come abbiamo visto nella rassegna stampa di ieri. Un fatto che rischia di far passare inosservati altri articoli interessanti sul nostro paese.

La tedesca Die Welt ha ad esempio dedicato un pezzo lungo e ben fatto (intitolato "il garbuglio italiano") alla questione della regolamentazione dell'immigrazione nel nostro paese. In esso, vengono espresse considerazioni non troppo distanti da quelle da me espresse qualche tempo fa su polisblog, quando ho parlato di "governo in un vicolo cieco":

Il governo vara dure leggi contro gli immigrati irregolari - una mossa pericolosa per l’economia (..) ha varato un pacchetto sicurezza che dovrebbe complicare la vita agli immigrati e ai loro datori di lavoro. L’immigrazione illegale diventa ufficialmente un reato. In questo modo il governo intende combattere un fenomeno che colpisce l’Italia più di altri paesi dell’Unione Europea. (..) Soprattutto nell’ambito dei lavori domestici l’Italia dipende fortemente dalla forza lavoro straniera

Finora sono stati fatti diversi tentativi di inquadrare gli immigrati irregolari in un rapporto di lavoro regolamentato. L’ultima volta il governo di sinistra di Romano Prodi aveva innalzato la quota annuale di permessi. Alla fine però non è bastato. (..) Il governo ammette di non poter cacciare tanto facilmente gli immigrati (..) perché metterebbe in difficoltà molte famiglie italiane che dipendono dai lavoratori (..). Così ha annunciato che in futuro regolarizzerà quegli stranieri che lavorano nel settore dell’assistenza o dei lavori domestici presso privati. (..) La nuova sanatoria dimostrerebbe quanto l’Italia sia ancora lontana da una solida politica sull’immigrazione, afferma Maurizio Ambrosini, esperto di migrazioni all’Università di Milano. Il governo ha affermato più volte di voler agire con maggiore decisione contro gli immigrati irregolari. E ogni volta ha dovuto ammettere che non serve a niente. E’ difficile introdurre in Italia una rigida politica sugli stranieri. (..) . In Italia le leggi sono già sufficientemente rigide, solo che raramente vengono applicate. In confronto ad altri paesi in Italia il numero di immigrati irregolari è più alto, ma è anche vero che il numero degli espulsi è inferiore. (..) L’Italia rappresenta un mercato del lavoro particolarmente invitante per gli irregolari. (..) In Italia è più facile trovare un lavoro in nero, i controlli sono scarsi. (..) Nessuno degli esperti crede che il problema si risolverà con la nuova legge che trasforma l’immigrazione irregolare in un reato. (..) Il paese si trova ora di fronte a un dilemma. Dal punto di vista umanitario è giusto regolarizzare gli immigrati, afferma (Gian Carlo) Blangiardo (professore di politiche migratorie all’Università di Milano Bicocca, ndt) . “Ma questo manderebbe un segnale sbagliato all’estero”. L’Italia dimostrerebbe ancora una volta che l’immigrazione irregolare alla fine viene premiata con un permesso di lavoro regolare. Negli ultimi 22 anni il paese ha regolarizzato gli immigrati clandestini in cinque occasioni. La speranza di nuove sanatorie ha attirato sempre nuovi immigrati

Sempre in Germania la Frankfurter Allgeimene Zeitung si è concentrata sui tagli alla cultura nel nostro paese, in particolare per quanto riguarda i teatri lirici:

per assistere ad un concerto oppure ad un oratorio del “prete rosso” veneziano (Vivaldi, ndt), i suoi appassionati italiani devono recarsi al momento fino a Basilea oppure a Baden-Baden, dal momento che in Italia su di lui è calato il silenzio. E, ciò, a causa non soltanto della crisi finanziaria, ma anche per il disinteresse nei riguardi di un’eredità musicale che nessun’altro paese può vantare. Là, in quegli stessi teatri dove una volta Händel e Mozart si recavano a studiare, oggi è appeso il cartello ”Chiuso. Opera Finita”

Il francese Le Monde ha invece dedicato un articolo dal tono piuttosto critico alle "relazioni commerciali rischiose ma lucrative dell'Italia":

L'Italia non si è mai sentita in imbarazzo a fare affari con la Libia o la Russia. Oggi, la Libia sembra voler stringere di nuovo legami con Finmeccanica. (..) Di sicuro il riavvicinamento tra uno Stato che ha praticato il terrorismo e un gruppo italiano che si occupa di difesa non mancherà di suscitare reazioni sulla scena internazionale. L'ONU ha tolto le sanzioni contro il paese nel 2003 (..) ma nessuno ha dimenticato a che punto la Libia poteva mostrarsi lunatica e inaffidabile sul piano politico. Numerosi paesi hanno ad oggi un atteggiamento diffidente nei suoi confronti; in gennaio, gli Stati Uniti hanno messo fine a trent'anni di screzi. Ma l'Italia gode di una posizione privilegiata. La sua prossimità con la Libia ne fa il terreno d'elezione degli investimenti libici. E' lo stesso tipo di situazione vantaggiosa in cui si trova l'Italia in Russia. Fin dall'era sovietica essa si piazza infatti al secondo posto tra gli investitori europei. (..) L'Italia ha tutto l'interesse a coltivare le buone grazie dei paesi ricchi, ben dotati in campo energetico. Infatti, essa attira sempre meno i capitali stranieri e le previsioni annunciano una contrazione del 5,5% del suo PIL per quest'anno

Anche Bloomberg.com ha parlato della situazione di crisi dell'economia italiana, nel contesto di un articolo dedicato peraltro allo scandalo delle intercettazioni con Patrizia D'Addario:

Gli effetti della crisi economica non sono ancora stati pienamente percepiti in Italia, ha affermato (John) Walston (professore di scienze politiche all’università americana di Roma, ndt), e questo potrebbe pesare su Berlusconi in autunno. 540.000 posti di lavoro sono stati persi nel 2009, ha affermato il centro di ricerca statale Cnel il 22 giugno. L'economia si contrarrà del 5,5% quest'anno, facendo peggio del -4,8% della zona euro, secondo quanto ha previsto l'OCSE il 24 giugno. "Se Berlusconi cadrà, sarà perché non è in grado di affrontare la recessione" ha affermato Walston. "Sono tempi duri e sembra che le cose peggioreranno ancora prima che ci sia un miglioramento"


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