Casi italiani: Miccichè, Lombardo e l'incredibile commedia del Partito del Sud



Ne son passati di anni dalla Prima Repubblica, con tutto il suo contorno di voti di scambio, casse del mezzogiorno e finte carità fatte passare sotto il pomposo nome di questione meridionale. Elargizioni finte, in quanto mai utilizzate per migliorare infrastrutture e condizioni degli abitanti, ma esclusivamente per ingrassare politici locali e appaltatori collusi.

Sentivamo davvero la mancanza di questi sperperi conditi a giochini di potere, e allora è spuntato fuori un semi-oscuro (ma in realtà ben noto) deputato del Pdl ad ovviare a questo bisogno. Si tratta di Gianfranco Miccichè, ex-uomo di punta di Publitalia e poi di Forza Italia, e attualmente sottosegretario di stato con delega al Cipe.

Il nostro Miccichè, in un ben collaudato asse con il turbolento governatore di Sicilia Raffaele Lombardo, sta usando il grimaldello ricattatorio della fondazione di un non meglio identificato Partito del Sud, per bussare a soldi (ma guarda un po') non tanto per il meridione in generale, ma specificamente per la regione siciliana (qui il post di Marco che riassume le origini della vicenda).

A questo proposito sarà bene fare due notazioni. La prima è che la Sicilia è l'unica regione a statuto speciale, con tutti i privilegi del caso, a necessitare disperatamente di denaro. Avete mai sentito Trentino, Val d'Aosta e compagnia lamentarsi di non ricevere abbastanza denaro da Roma? Semmai è il contrario; i soldi non sanno come spenderli, come sa bene chi percorre abitualmente l'Autobrennero, tanto per fare un esempio.

La ragione è dunque molto semplice. La Sicilia paga il pauroso malgoverno che ne ha caratterizzato tutte le amministrazioni, comunali, provinciali e centrali. Da sempre. D'altronde stiamo parlando della terra che ha visto al timone delle sue istituzioni principali uomini come Salvo Lima e Totò Cuffaro, e non mi pare necessario aggiungere altro.

La seconda notazione riguarda proprio il neo-partito che si vuole fondare. L'idea è di fare una sorta di Lega del Sud e dare fastidio a un Pdl che in regione fa sempre il pieno di consensi. Il piano può anche riuscire nel breve periodo, spostando un numero magari esiguo di voti, ma pur sempre sufficiente a far eleggere qualche deputato in meno per il centrodestra. Alla lunga tuttavia è destinato a fallire, anche vista la caratura piuttosto modesta delle sue guide.

Vale davvero la pena di cedere al ricatto di fronte a un rischio così limitato? E chi bloccherà iniziative analoghe in futuro se anche si dovesse ripristinare (si fa per dire) il tempo delle regalie? Ultima notazione, non tanto marginale, per il nome prescelto. Ci risulta infatti che la denominazione Partito del Sud non possa essere utilizzata in quanto già esistente, e anche su un'ipotetica Lega Sud o Lega d'Azione Meridionale ci permettiamo di avanzare seri dubbi di fattibilità.

Insomma, il solito pastrocchio assistenzialista da paese delle banane (o dei limoni, nel nostro caso) quale eravamo, siamo e probabilmente rimarremo ancora a lungo.

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