Non fa notizia lo scontro tra i deputati del PD e l’Unità



Capeggiati dall’onorevole Paola Binetti, quindici deputati del Partito Democratico hanno deciso di scrivere una lettere al direttore de l’Unità, Concita De Gregorio, per esprimere il proprio disagio.

I rappresentati del partito, teoricamente più vicino ai valori della sinistra storica italiana, non hanno gradito la pubblicazione di un fumetto avente come protagonista, Beto, un personaggio che raccontava le proprie avventure verso lo sbattezzo.

“Ci chiediamo – si legge nella lettera pubblica - quale sia la ragione di questa insistenza su di un fatto che i non-credenti non-praticanti hanno già risolto da un pezzo, limitandosi ad ignorarlo. L’insistenza nella pubblicazione della striscia sullo sbattezzo e sull’impresa ciclopica che rappresenta l’uscire dalla chiesa fa emergere una immagine della chiesa ostile. Ci chiediamo anche se lei è consapevole del grado di disagio che crea il giornale in molti dei suoi potenziali nuovi lettori, a cominciare da noi parlamentari”.

Al di là dei valori, più o meno condivisibili, su cui si basa il lavoro politico di alcuni parlamentari del PD, questa vicenda riapre il dibattito su due questioni troppo spesso ignorate dalla stessa minoranza governativa.

L’opposizione, va dato atto ad Antonio Di Pietro, spesso non c’è. Timidamente Dario Franceschini si è esposto sui finanziamenti al Sud. Con toni meno sicuri l’ha fatto invece sulla pillola Ru486.

Ci si è talmente abituati a pensare che in Italia ci sia una censura che chi dovrebbe esporre il proprio pensiero, in virtù di quell’elettorato che l’ha scelto, non lo fa.

È preoccupata a seguire solo tutta una serie di vicende politicamente irrilevanti. Un mancato richiamo del segretario di partito denota quindi il movente per continuare a muoversi verso questa direzione. Poco attuale. Troppo astratta.

Questa vicenda, come premesso, è utile per ragionare su la relazione che intercorre tra Pubblico e Privato. L’Unità ha un editore preciso che ha investito secondo scelte proprie in un mercato. Il suo prodotto può piacere o no ma acquistarlo, quindi consumarlo, non è obbligatorio. Anzi.

Un’interferenza rimane tale al di là del colore politico della persona che la realizza. Scommettiamo che se Silvio Berlusconi avesse fatto un appunto a Current, il canale televisivo di Al Gore e distribuito in Italia da Sky, dopo la messa in onda del documentario “Citizen Berlusconi” (o prodotti ritenuti non condivisibili dalla maggioranza) non se ne sarebbe parlato solo per poco più di un giorno? Beata coerenza.

Foto | panorama.it

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