Rassegna stampa estera: Berlusconi e la reputazione italiana, la sanatoria-immigrazione


Bentornati al periodico appuntamento cogli articoli e i commenti dei giornali stranieri alle vicende italiane. In questi ultimi giorni, complice forse l'atmosfera di "pre-pausa estiva", più di un giornale si è dedicato a tracciare ritratti più approfonditi del nostro paese, che vanno per una volta oltre lo scandalo Berlusconi-Patrizia D'Addario delle scorse settimane.

E' il caso ad esempio dell'autorevole Financial Times, che si è incaricato di ricordare ai suoi lettori qualcosa che troppo spesso anche molti nostri compatrioti dimenticano, ovvero che "i problemi italiani non finiscono con Berlusconi":

Le rivelazioni ormai quotidiane sulla vita sessuale di Silvio Berlusconi suggeriscono a molti l’idea di un leader inadatto a governare. Tuttavia nella vasta copertura giornalistica sulla stampa internazionale e nella crescente condanna del comportamento del primo ministro italiano, vengono omessi problemi più grandi, che vanno al cuore del declino italiano e che non verranno risolti con la sola rimozione di Berlusconi dal suo incarico. La questione centrale sullo sfondo è la portata della corruzione al cuore del governo e la mancanza di trasparenza e di responsabilità che intralcia ogni tentativo di affrontarla

(..) Ci sono due ragioni principali che hanno permesso il protrarsi di questa situazione. Primo, Berlusconi presiede un regime costruito attraverso il suo impero mediatico, che include il possesso o il controllo di quasi l’intero network televisivo e importanti imprese editoriali. (..) La seconda ragione è il continuo fallimento a riformare il sistema politico italiano dopo “Tangentopoli” (..) non c’è né un leader alternativo né un forte movimento interno per il cambiamento che sia in grado di costituire un governo credibile. Anche quando Berlusconi lascerà – e nonostante un certo calo nella sua popolarità non c’è ragione di credere che la sua partenza sia imminente – c’è poca speranza che ad essa seguano la collaborazione tra i partiti necessaria a introdurre un nuovo sistema elettorale, più responsabilità pubblica, più indipendenza dei media e più competizione per aprire i mercati. La condanna internazionale del comportamento del premier italiano ha almeno suscitato l’inizio di un esame di coscienza nazionale. Staremo a vedere se questo porterà a un’ulteriore introspezione, o all’energia necessaria a guidare un nuovo spirito di riforma in futuro

Ancora più a fondo è andato il settimanale tedesco Der Spiegel che, dopo essere rimasto relativamente silente durante i mesi degli scandali a sfondo sessuale, ha dedicato un lunghissimo reportage al nostro paese, intitolato "Ciao Bella (in italiano, ndt): un viaggio attraverso l'Italia di Berlusconi"; lo spunto iniziale è una constatazione:

Non si è mai parlato tanto male dell’Italia sui media stranieri dai tempi di Mussolini. Il ridicolo ha certamente qualcosa a che fare con il primo ministro che fa arrivare playmates alla sua residenza ufficiale come se fossero un piatto di ostriche – a dozzine e preferibilmente giovani e fresche. Ma la politica è la vera ragione per cui l’Italia è diventata così sinistra per i suoi vicini. Il quotidiano canadese The Globe and Mail ha comparato l’Italia a un “regime militare”, mentre l’Economist l’ha paragonata alla Colombia

Seguono otto interessanti tappe del viaggio dell'autore Alexander Smoltczyk nel Bel Paese, che quanti tra di voi leggono l'inglese possono scoprire sul sito dello Spiegel. La traversata si conclude a Napoli, e la conclusione è affidata alle parole di Peter Kammerer, sociologo tedesco residente in Italia:

L’Italia è sempre stata un laboratorio politico. Hitler studiò Mussolini, la sinistra europea ha ammirato l’Euro-comunismo di Berlinguer e i terroristi della RAF tedesca ammiravano le Brigate Rosse italiane. Secondo Kammerer, la Germania potrebbe avere il suo Berlusconi entro 10 anni. Se ne possono già scorgere i sintomi: lo sprofondare della popolarità della SPD, la mancanza di sostanza in tutti i programmi politici, l’arbitrarietà dei discorsi e la mediocrità dei politici

Sul fronte della solitamente attenta stampa britannica, non può passare inosservato il fatto che The Guardian abbia pubblicato un commento di Filippo Facci de Il Giornale (come già in passato fatto con Ezio Mauro de La Repubblica e Anna Masera de La Stampa). Il buon Facci spende il suo editoriale nella dura impresa di spiegare agli inglesi "Il segreto del successo di Berlusconi":

Il tentativo di arruolare la stampa straniera nel circo bipartisan della politica italiana non è nuovo. E’ da datare al 1994, quando gli stessi giornali che escono oggi, mostrando la stessa superficialità e inaccuratezza, avvertirono che in Italia sarebbe potuto tornare il fascismo. Lo schema era alimentato da un circolo vizioso: la stampa straniera copiava la stampa italiana, che a sua volta traeva spunto da quella straniera enfatizzandola. (..). La lunga associazione tra Berlusconi e il popolo italiano viene descritta come il risultato delle doti persuasive del primo sui secondi, ed è disconnessa da qualsiasi ipotesi sul fatto che gli elettori potrebbero semplicemente aver preferito Berlusconi a un altro candidato, Veltroni ad esempio. O anche Di Pietro. (..) I sostenitori di Di Pietro sostengono che non c’è democrazia perché sono essi stessi poco democratici

Il Times ha invece raccontato una recente visita di Berlusconi a L'Aquila e le proteste dei terremotati:

Silvio Berlusconi ha ignorato i manifestanti mentre visitava la città terremotata de L’Aquila ieri e si è vantato del fatto che i progetti per ridare un tetto ai senza-casa sarebbero superiori a quelli di ogni altro paese al mondo. Nel corso di una visita accuratamente organizzata alla città abruzzese il Primo Ministro è sembrato voler schivare qualsiasi contatto con le 20.000 persone residenti nelle 140 tendopoli. (..) E’ stato riferito che Berlusconi avrebbe incontrato 70 residenti infuriati mentre visitava gli uffici del Comune, mentre i giornalisti sono stati costretti ad aspettarlo a svariate miglia di distanza

In un altro articolo sempre il Financial Times ha ipotizzato l'esistenza di un legame tra gli scandali di questi mesi e la mezza rivolta dei dirigenti meridionali del PDL:

Alcuni collaboratori hanno suggerito che gli scandali riguardanti la vita privata di Berlusconi avrebbero creato una divisione tra lui e Raffaele Lombardo, il cattolico e conservatore governatore della Sicilia, che guida il partito del “Movimento per l’Autonomia”. “Berlusconi, showgirl o meno, ha imboccato la parabola discendente", ha affermato Totò Cuffaro, ex fedele di Berlusconi ed ex governatore della Sicilia. (..) Il prossimo anno segnerà il 150esimo anniversario dello sbarco di Garibaldi in Sicilia e della sua campagna militare contro i Borboni che portò alla fondazione nel 1861 del Regno d’Italia. I politici stanno già discutendo su come questi eventi dovrebbero essere valutati. Governare l’Italia è come governare due paesi, ha fatto notare un anziano dirigente. “La Baviera al nord e la Turchia al sud”

Infine, da menzionare l'articolo del francese Le Figaro sulla sanatoria degli immigrati prevista dal governo Berlusconi. Le politiche migratorie italiane avevano già attirato l'attenzione della stampa estera qualche giorno fa, come vi abbiamo raccontato.

Questa regolarizzazione risponde ad un’esigenza espressa dalla società civile, in primo luogo dalle famiglie della buona borghesia, angosciate all’idea di perdere i loro domestici filippini, somali o dell’Europa dell’est. (..) In un primo momento, la Lega Nord ha cercato di opporsi a questa regolarizzazione. L’ineffabile ministro per la Semplificazione legislativa Roberto Calderoli, che aveva già provocato nel 2006 un’ampia polemica internazionale indossando una T-shirt che riproduceva una caricatura di Allah davanti alle telecamere televisive, ha creato un nuovo scandalo affermando che la maggioranza di queste badanti sarebbero in realtà “lavoratrici del sesso e corrieri della droga” (..). Questa intransigenza non ha resistito a lungo davanti alle realtà del sistema economico. L’Italia è il paese d’Europa che impiega il più grande numero di badanti. Praticamente dieci volte di più che in Inghilterra

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